Università di Pisa: un bilancio di tagli senza visione politica
Anche quest’anno il rettore Pasquali ce l’ha fatta. Il “suo” consiglio di amministrazione ha approvato per il 2010 un bilancio pieno di tagli ma privo di visione politica. In perfetta sintonia col governo Berlusconi, il rettore ha operato come se il disegno di legge sulla riorganizzazione dell’università fosse già in vigore: il Senato accademico è stato esautorato dei suoi poteri a vantaggio di un consiglio di amministrazione blindato. Inoltre, la richiesta di studenti e precari di svolgere una discussione pubblica sul bilancio, allargata a tutte le componenti dell’università, è stata respinta quasi fosse un atto di lesa maestà.
Quello approvato il 15 dicembre è un bilancio “miracolato” per almeno tre ragioni. La prima è che grazie alle suppliche dei rettori, ma in cambio del loro silenzio-assenso sull’incombente riforma dell’università, il governo taglierà i propri finanziamenti (solo!) del 4% invece che del devastante 10% previsto, salvo confermare i tagli per i prossimi anni. La seconda è che nel frattempo il rettore si è portato avanti col lavoro, ottenendo che i direttori di dipartimento riducessero del 10% le spese di funzionamento delle loro strutture. La terza è che entro il 2010 ci saranno numerosi pensionamenti tra i docenti, ben 173, e tra i tecnici-amministrativi, permettendo un risparmio di oltre 12 milioni di euro.
Cosa si farà delle risorse disponibili? Una parte del personale tecnico-amministrativo verrà stabilizzato ma si assumeranno anche 4 dirigenti. Sono previsti solo 35 dei quasi 100 concorsi da ricercatore annunciati un anno fa dal rettore: ora che il ministero ha finalmente sbloccato l’ultima tranche del reclutamento straordinario, sia pure dimezzandone l’entità, l’ateneo non dovrà perdere questa occasione per promuovere il ricambio generazionale e la sostenibilità dei corsi. Ci saranno 45 nuovi assegni di ricerca, ma per i docenti a contratto si stanzierà la stessa cifra che quest’anno ha “costretto” i presidi a proporre contratti gratuiti di insegnamento anche ai precari. Si ridurranno i servizi, a partire dalle biblioteche, mentre le tasse universitarie supereranno i limiti di legge.
Così l’università di Pisa resterà tra gli atenei “virtuosi” quanto a spesa in personale di ruolo, ma al prezzo di non avere nessuna strategia per l’innovazione e lo sviluppo, e di perpetuare un sistema profondamente iniquo. Mentre si fa poco contro il precariato in didattica e ricerca, 5 dei 12 milioni liberati dai pensionamenti vengono assorbiti dagli scatti automatici di stipendio dei docenti strutturati. Rettore, presidi e direttori di dipartimento aumentano le loro indennità, fino a raggiungere rispettivamente 67.000 euro e circa 6.000 euro lorde l’anno. E il direttore amministrativo, oltre a uno stipendio di 212.000 euro lorde, riceve un premio di 46.000 euro per i “risultati” ottenuti.
A queste gerarchie accademiche non vale neanche la pena di chiedere dimissioni: hanno dismesso qualsiasi responsabilità che non sia quella contabile, e sempre a danno dei subalterni. Solo una redistribuzione sistematica delle risorse e una democratizzazione radicale degli atenei ci possono salvare. Solo una riforma promossa da studenti e precari può ridare speranza all’idea costituzionale di università di massa e di qualità.
Federico Oliveri
responsabile università e ricerca
Rifondazione Comunista Pisa



