Grave situazione al Don Bosco: “Non dimentichiamo il popolo dei detenuti”

BXP35776In relazione all’articolo apparso su Il Tirreno, riguardante le condizioni della struttura del penitenziario don Bosco, vorremmo mestamente mettere a fuoco alcuni aspetti altrimenti facilmente travisabili da parte dei lettori. Non è certo un mistero per la popolazione pisana, ed in particolare modo per la popolazione detenuta, la cattiva condizione della struttura del don Bosco, passandoci davanti (senza voltarsi istintivamente dal lato opposto) non può che balzare agli occhi tanto grigio squallore, tanto da sembrare assurdo che in esso siano costrette a vivere tante persone: circa il doppio di quelle che la legge consentirebbe. La sospetta presenza di amianto nelle mura non è certo l’aspetto più grave, la scorsa estate a causa di un ritardo del ministero nel pagamento delle bollette l’azienda concessionaria ebbe modo di lasciare al secco i detenuti, immaginate dover fare i propri bisogni nel sacchino della immondizia…la sala colloqui non recepisce le normative di legge non consentendo quell’attimo di rilassatezza tra il detenuto ed i propri cari, le celle sono prive di doccia ed acqua calda e via dicendo: è la situazione insomma della maggioranza delle carceri italiane, e la responsabilità principale come sempre è politica, va ricercata al vertice e non certo incolpando questo o quel funzionario pubblico.

Vorremmo però, con altrettanta chiarezza, prendere le distanze dal “sindacato” di polizia penitenziaria dal quale si sono levate denunce verso la Direzione del don Bosco. Il CIISA è infatti un sindacato ultra minoritario decisamente orientato alla destra estrema e più volte distintosi per gli inviti alla pura e disumana repressione verso i detenuti. Non possiamo scordare come, lo scorso anno, fu proprio il segretario di tale sindacato a farsi promotore di una campagna stampa scandalistica riguardo un momento di affettività tra un detenuto ospite del Polo di studi ed una professoressa. Apriti cielo, per un episodio così insignificante il CIISA volle intervenire sulla stampa e scomodò addirittura il ministro Alfano, incolpando dell’avvenuto la direzione dell’Istituto colpevole, secondo il CIISA, di un presunto eccessivo lassismo verso i detenuti. Nelle richieste del CIISA si pretendeva tra l’altro l’introduzione e l’uso da parte degli agenti penitenziari di strumenti di offesa contro i detenuti, quali “manganelli elettrici” e cose simili ed infine l’introduzione della “condanna immediata per il reato di oltraggio”, che applicata in carcere diverrebbe facilmente galera prolungata ad oltranza per i detenuti in antipatia a questo o quell’agente.

Fortunatamente le provocazioni di questo gruppo pseudo sindacale non raccolgono grande consenso neppure nel corpo della polizia penitenziaria; più facile che certe sparate vengano invece raccolte dalla stampa locale, ansiosa di dare qualche notizia su questo mondo sconosciuto oltre il muro del carcere. Già, un mondo sconosciuto ai più quello della galera, venuto alla ribalta dopo la morte terribile di Stefano Cucchi e di altri caduti nelle mani di uno Stato che non ha tutelato in alcun modo le loro vite, tra i quali non possiamo dimenticare il caso di Marcello Lonzi morto alle Sughere di Livorno sette anni or sono. Proprio in questi giorni l’associazione Antigone e numerose personalità di vario orientamento hanno lanciato un appello per APRIRE LE PORTE DELLE CARCERI ITALIANE AI GIORNALISTI, sarebbe davvero il caso dato che ormai le poche forze politiche che si occupavano delle condizioni dei detenuti sono fuori del parlamento ed entrare in carcere e verificare tante cose risulta sempre più complesso. Facciamo nostro l’appello di Antigone ed invitiamo le forze da sempre sensibili a certe tematiche a non dimenticarsi del popolo detenuto e delle paurose condizioni nelle quali è costretto a vivere da uno Stato che una volta di più mostra di non saper applicare neppure le sue leggi e la sua legalità, applicando troppo spesso un supplizio illecito verso chi si trova ristretto in carcere.

Coordinamento Antifascista Antirazzista pisano
Gruppo di discussione sul carcere

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3 Risposte a “Grave situazione al Don Bosco: “Non dimentichiamo il popolo dei detenuti””

  1. CIISA:

    domenica 7 febbraio 2010 alle ore 14:32

    Abbiamo avuto modo di leggere la vs. opinione, che tra l’altro rispettiamo. Non condividiamo il fatto che “a voce alta” sparate a zero sul sindacato Ciisa e vi permettete addirittura di etichettare la Ciisa quale “sindacato minoritario” (…) e poi “Fortunatamente le provocazioni di questo gruppo pseudo sindacale non raccolgono grande consenso neppure nel corpo della polizia penitenziaria”. Prendiamo atto che rifondazioni comunisti difende i “compagni” attaccando il sindacato Ciisa/Fsa che tra l’altro, fino a prova contraria, è rappresentativo nel Corpo di Polizia Penitenziara. Precisiamo che il sindacato Ciisa è una confederazione apartitica ove all’interno ci sono dirigenti sindacali con idee pluraliste e di tutti gli schieramenti politici. A parte questo specifichiamo che l’intento della nota sindacale e stata fatta pubblicare dalla stampa locale (visto anche del contenuto locale), su un argomento squisitamente sindacale e abbiamo denunciato, attraverso uno esposto in Procura della Repubblica, della violazione dell’art. 2087 del cod. civ. “Il datore di lavoro ha l’obbligo di realizzare tutti gli interventi idonei alla tutela della salute di tutti, tenendo conto degli elementi caratterizzanti la lavorazione e gli ambienti di lavoro. Il dovere del datore riguarda sia l’integrità fisica sia la personalità morale del lavoratore”. Alla fine la risoluzione del problema ai dipendenti è esteso di riflesso anche a tutela della salute dei debitori dello stato. Per quanto riguarda l’episodio del fu detenuto Lonzi alla CC di Livorno, nessuna responsabilità per la Polizia Penitenziaria e questa mancanza di responsabilità sicuramente anche per gli episodi del fu detenuto S. Cucchi. Per il problema della mancanza dell’acqua alla CC di Pisa nell’estate scorso: risulta essere una vera è propria fantasia. Siete proprio sicuri che il problema era questo? Siete proprio sicuri che non avevano acqua? INFORMATEVI!!!. Come giustificate la rivolta messo in atto dagli stessi detenuti? Alla fine i detenuti sono lo Stato e lo Stato sono detenuti? PUNTO.

  2. CAAP-GDC:

    giovedì 11 febbraio 2010 alle ore 10:41

    Non interessa certo instaurare una relazione dialettica col CIISA né convincere i suoi aderenti della scorrettezza di certe inziative, si prende atto del tono rispettoso del commento, che volentieri si ricambia, ma vorremmo far notare ai lettori come in realtà il “datore di lavoro”, non è la direzione dell’istituto, ma lo Stato italiano, responsabile dunque delle condizioni di “lavoro” delle guardie nonché della vita e della salute dei detenuti.
    Prendere di mira in particolare la direzione del don bosco e il centro clinico, paventando assenza di vigilanza e cose simili, non pare certo nell’interesse dei detenuti, così altre iniziative volte ad affermare un concetto afflittivo e soalmente concentrazionario della pena non conforme tra le altre cose ai dettami costituzionali….
    Per il resto indichiamo di seguito i link e la rassegna di articoli pregressi da cui si è preso spunto.

    Rassegna Stampa, Link e riferimenti ai fatti oggetto del comunicato:

    http://www.pisanotizie.it/index.php

    http://associazione-aut-aut.noblogs.org/post/2008/10/01/una-vicenda-piccola-piccola.-riflessioni-su-corpi-potere-carcere-e-affettivit-.

    /news/news_20090825_condizioni_carcere_don_bosco.html
    http://www.ildue.it/Temi/Affetti/PaginaTAffetti.asp?IDPrimoPiano=2685

    http://iltirreno.gelocal.it/dettaglio/niente-acqua-i-detenuti-incendiano-oggetti-nel-carcere-di-pisa/1703603

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