🔴 NUOVO PRESIDENTE E POLITICA GARANTISCANO LE PRIORITA’ PER IL PARCO.

📌 Nato alla fine degli anni settanta, in risposta alle tante pressioni di urbanizzazione dei polmoni verdi, il Parco fermò la cementificazione di una tra le più belle aree boscate mediterranee. Oggi è un valore enorme per le comunità nel suo intorno e non solo. In occasione del rinnovo della Presidenza del Parco, come di solito, iniziano le varie pressioni politiche da parte degli amministratori dei comuni interessati. In particolare gli amministratori di Viareggio e Pisa premono per una sua gestione sempre meno restrittiva e più permissiva.
Si sta cercando di sdoganare il concetto che il parco debba essere fonte di redditività con “Cavalli di Troia” più o meno camuffati, un esempio per tutti: la ciclopista tirrenica che il comune di Viareggio vuole far passare attraverso la riserva naturale della Lecciona. Con tale infrastruttura si tenta di scardinare la difesa ambientale che il parco rappresenta. Lo stesso Parco propone, nel suo Piano, che la ciclovia passi all’interno di San rossore, in forma sopraelevata, lungo il vialone che congiunge “La Sterpaia con Cascine Nuove.
Una ciclopista è una via di comunicazione, alla pari di strade e ferrovie e pertanto deve svolgere l’importante compito di trasferire persone da un luogo all’altro e non quello di turbare l’equilibrio ambientale esistente. La ciclopista dovrebbe, a nostro avviso, seguire percorsi a basso impatto ambientale quali per esempio, il viale dei Tigli, correre lungo la linea ferroviaria all’interno del territorio vecchianese, e interessare le aree pre-parco di San Rossore.
La redditività reale si persegue tutelando il territorio del parco e preservando la sua integrità, non alterandolo. Si intervenga sulle acque inquinate del Fiume Morto, che attraversando il cuore del parco di San Rossore raggiunge il mare. Questo canale, oltre ad accogliere le acque provenienti dal depuratore riceve molti scarichi abusivi che raccoglie sia lungo il suo corso che dal fosso Marmigliaio e da altri. Il turista che percorre Via Pietrasantina per accedere a Pisa è accolto dal biglietto da visita costituito dai miasmi fognari.
Si intervenga realmente sui problemi che affliggono il parco, a partire dal Lago di Massaciuccoli, luogo suggestivo e fiabesco, amato da Puccini, con le sue acque ormai purtroppo altamente inquinate, non attraverso la realizzazione del “tubino”, che non serve a niente, ma con il progressivo riallagamento delle bonifiche e della riconversione della loro agricoltura in una meno impattante.
Da non dimenticare che coloro che lo custodivano in maniera egregia “pescatori e cacciatori”, questi ultimi esclusi dalle leggi del parco, si sono allontanati lasciando tutto in abbandono . Non è vero in questo caso che la natura si preserva da sé I cacciatori ed i pescatori avevano un ruolo fondamentale, lo sapeva bene la contessa Matilde che fece dono del padule di Vecchiano per uso civico di caccia, pesca e taglio della vegetazione. I cacciatori e i pescatori, mantenendo puliti fossetti e tagliando le cannelle favorivano nel primo caso il ricircolo dell’acqua e nel secondo il processo di fitodepurazione, perché una volta tagliate le cannelle, rinascendo continuavano il loro lavoro naturale. Quanto detto non deve fare intendere che si debba riaprire la caccia nel parco o non regolarizzare la pesca, ma che è necessario che l’Ente Parco effettui le dovute manutenzioni sul territorio.
Rifondazione Comunista chiede alla politica ed ai suoi candidati di farsi carico delle vere priorità del parco. Per questo motivo chiediamo alla Regione e alla comunità del parco di preservarlo e svilupparlo secondo i presupposti e gli obbiettivi originari! La ricchezza del territorio è strettamente legata alla conservazione dello stato ambientale del parco stesso.



Rifondazione Comunista – Circoli di Vecchiano e San Giuliano Terme

Solidarietà ai lavoratori ex-avr in presidio

Solidarietà ai lavoratori ex-avr in presidio

Questa settimana inizierà un presidio permanente davanti al cantiere AVR di Ospedaletto, da parte dei lavoratori dell’igiene urbana che poche settimane fa sono passati all’appalto Geofor.

Già decine di lavoratori hanno fatto questo passaggio nei mesi scorsi, da aziende che applicavano contratti peggiorativi essendo in sotto appalti: il passaggio da AVR, invece, avviene tramite un cambio appalto da parte del Comune, dopo che l’azienda AVR ha evidenziato ripetutamente problemi economico-finanziari scaricati regolarmente sui lavoratori nei mesi scorsi con ritardi sempre più gravi nei pagamenti dei salari o nell’inadempienza a versare il quinto dello stipendio richiesto da alcuni. Il comportamento dell’azienda AVR si è reso sempre più insopportabile, e l’arroganza è aumentata quanto più sono emersi problemi giudiziari in altre regioni che hanno evidenziato come non sia più (se mai lo è stata) un’azienda affidabile per i cittadini, oltre che per i lavoratori.

Il passaggio in Geofor, però, non è risultato indolore: la perdita dell’appalto con il Comune di Pisa ha provocato una reazione ingiustificabile nell’AVR, che sta cercando di boicottare questa scelta con una ritorsione contro i lavoratori non accettando i licenziamenti e rifiutando di pagare il TFR e gli istituti contrattuali arretrati. L’azienda si è inoltre resa protagonista negli ultimi mesi di licenziamenti mirati e intimidatori, contro delegati sindacali e un lavoratore con disabilità: un comportamento riprovevole e vergognoso, oltre che scorretto.

Questo comportamento è inaccettabile: l’AVR è un’azienda che negli ultimi due anni ha creato danni con le proprie condotte provocatorie e arroganti, e la cui situazione risulta opaca e ambigua sul piano giudiziario.

Come Rifondazione Comunista appoggiamo la lotta promossa dai lavoratori ex-AVR, e sostenuta da Cobas Lavoro Privato, per ottenere il riconoscimento e il pagamento immediato di quanto dovuto dall’azienda, in termini di salario e di trattamento di fine rapporto.

Chiediamo che l’Amministrazione Comunale intervenga per indurre l’AVR a più miti consigli, a fronte di comportamenti inconcepibili, scorretti e lesivi degli interessi dei lavoratori.

Mai più fascismo e nazismo: raggiunte le 50.000 firme

Sono state raggiunte e superate le 50.000 firme necessarie a far arrivare in Parlamento la proposta di legge d’iniziativa popolare contro la propaganda fascista e nazista presentata in Cassazione il 19 ottobre dal sindaco del Comune di Stazzema Maurizio Verona e dal comitato promotore.

Il nostro partito da subito si è mobilitato, con le altre forze antifasciste, per istituire banchetti ed invitare i compagni a firmare questa lodevole iniziativa e siamo contenti del risultato ottenuto. Fino al 31 marzo sarà possibile recarsi nel proprio comune a firmare questa proposta di legge che prevede di istituire pene per chi inneggi con gesti richiamanti i regimi nazisti e fascisti o chi ne venda simboli. Più firme ci sono e maggiore sarà il peso politico della proposta presentata, per questo invitiamo chi ancora non lo avesse fatto a firmare.

Il fatto che, nonostante la pandemia in corso, si siano raggiunte in poco tempo le firme necessarie per portare in parlamento questa proposta di legge popolare, significa che negli italiani è ancora forte e radicato il valore dell’antifascismo che dovrebbe essere praticato sempre da chi fa politica.

E’ paradossale che il popolo si mobiliti su questo fronte, mentre il centrosinistra siede allo stesso tavolo dei fascioleghisti nel governo. Il centrosinistra deve essere conseguente nelle politiche economico-sociali oltre che sul piano politico, per un antifascismo sostanziale e non solo formale. E’ necessario ricostruire una sinistra di classe che non faccia accordi con la destra e con i fascisti e che torni a rappresentare la classe dei lavoratori che da sempre in Italia si fonda sui valori dell’antifascismo e che rappresenti un’alternativa vera al governo Draghi.

Lo sfruttamento planetario con il sistema degli appalti

categoria: Pisa

La lotta intrapresa dai driver e corrieri delle ditte in appalto di Amazon a Montacchiello ha svelato un mondo di sfruttamento intensivo che punta a estrarre sempre maggiore profitto utilizzando ogni mezzo. A questi lavoratori e lavoratrici che hanno avuto il coraggio di alzare la testa contro questo sistema di sfruttamento va la nostra piena solidarietà e appoggio politico.

Lo sciopero che si è protratto per alcuni giorni della scorsa settimana è scaturito dall’aumento di consegne richiesto, materialmente impossibili da smaltire e che hanno provocato tensione e stress nei lavoratori, col rischio di incidenti per i ritmi eccessivamente alti.

Il moloch Amazon, in cui non penetra nessun sindacato, ha scaricato su ditte in appalto il compito della consegna, e imponendo ritmi, condizioni di lavoro, e salari insostenibili: la logica che domina nel settore è quello per cui ogni appalto presenta una formale attribuzione di responsabilità a ditte che in realtà sono totalmente dipendenti dall’azienda appaltante, e in questo caso il campione planetario delle multinazionali nel settore del commercio elettronico detta le regole senza curarsi di alcun rispetto dei lavoratori.

L’unico modo per creare un argine allo strapotere delle ditte appaltanti e limitare lo sfruttamento che ricade sui lavoratori delle ditte in appalto, che siano della logistica come di altri settori, è ripensare completamente il codice degli appalti e costringere ad applicare contratti corrispondenti a quelli delle ditte appaltanti e soprattutto a farli rispettare.

Nell’incontro tra lavoratori sindacati e organizzazioni padronali (Assoespressi) mancherà il soggetto fondamentale, Amazon, che ha delegato i rappresentanti delle ditte in appalto a rappresentarli: un ulteriore spregio e atto di deresponsabilizzazione che chiarisce come le multinazionali non portino alcun valore aggiunto ai territori, ma puntano solo a spremere fino a quando loro conviene.

Come Rifondazione Comunista sosteniamo da tempo che occorra un nuovo codice degli appalti e una legge (sia regionale che nazionale) per evitare che vengano erogati fondi pubblici ad aziende che sfruttano i propri lavoratori e non applicano le già minimali regole contrattuali e sindacali.

La lotta di classe non può fermarsi di fronte alle porte di Amazon.

SÌ ALLA VARIANTE DELL’AURELIA, NO ALLA GRANDE OPERA


Il Partito della Rifondazione Comunista ha storicamente manifestato l’opposizione alla progettazione e realizzazione della grande opera denominata “Tangenziale nord-est”, opera faraonica inutile e dannosa per il territorio e per gli abitanti, che avrebbe come conseguenza la devastazione del territorio causata dall’apertura di una viabilità che attirerebbe nuovi flussi di traffico, soprattutto in direzione dell’ ospedale, non risolvendo il problema del veloce raggiungimento dello stesso e il pesante affollamento di veicoli nei parcheggi e varchi limitrofi.


Inoltre, il parere negativo di ARPAT rispetto ad alcuni lotti (3-5 e 10-12) che impatterebbero con i quartieri di Pisa (i Passi, Gagno) e di San Giuliano Terme (Ghezzano) provocando un inquinamento acustico non controllabile neppure con apposite barriere rende l’opera irrealizzabile, occorre ripensare l’ opera in un’ ottica più sostenibile e che non preveda per forza la mobilità su automobili.


Il nostro obiettivo è preservare il territorio dalle grandi opere con alto consumo di suolo e dal grande impatto inquinante, e al contempo riqualificare la viabilità, tramite una progettazione alternativa di opere circoscritte e linee di comunicazione a basso impatto inquinante che permetterebbe di alleggerire le aree abitate che insistono sull’Aurelia con opere e varianti leggere, di tipo urbano, finalizzate alla riqualificazione della viabilità locale alternativa e dei territori limitrofi, piuttosto che progettare opere di grande viabilità dall’impatto devastante e dai costi economici, ambientali, territoriali e urbanistici enormi, che ricadrebbero negativamente sulle comunità e sui cittadini dei comuni interessati.


Come Rifondazione Comunista ci adopereremo – anche mediante l’intervento istituzionale tramite i nostri consiglieri comunali e gli assessori di riferimento – per contrastare il progetto complessivo della “Tangenziale nord-est” e sostenere la necessità di una variante dell’Aurelia, riqualificando il territorio limitrofo, limitatamente alle zone di Madonna dell’Acqua, del vecchio tracciato dell’Aurelia e  di Porta a mare,  stralciando le restanti parti del progetto.

Rifondazione Comunista – Federazione di Pisa

Tangenziale nord-est: il Comune di San Giuliano avvia il processo per la Vas

SCUOLE APERTE E SICURE: OCCORRE UN PIANO NAZIONALE PER LA SCUOLA PUBBLICA, NON L’ANTICIPAZIONE DELLA AUTONOMIA DIFFERENZIATA

Diritti Legge 104: Guida alle agevolazioni - Nonsolopensioni.it




Oggi lunedì 11 gennaio hanno riaperto le scuole superiori, ma solo in tre regioni, tra cui la Toscana assieme ad Abruzzo e Val d’Aosta: non rispettando l’accordo stipulato in sede di Conferenza Stato-Regioni il 23 dicembre, tra il Ministro Azzolina e i Presidenti delle Regioni, che indicava il rientro in presenza delle secondarie di secondo grado il 7 gennaio – peraltro slittato all’11 – la maggior parte delle Regioni si sono via via sfilate sulla base dei dati epidemiologici.


Questa scelta è stata dettata dall’andamento epidemiologico, che in molte regioni è nuovamente preoccupante (in Veneto, in Lombardia, in Campania): è evidente che la parziale e limitata apertura nei giorni precedenti alle festività natalizie ha provocato un nuovo aumento della curva dei contagi, scesa troppo lentamente da novembre, ma è anche l’ammissione di inefficienza delle Regioni rispetto all’organizzazione del piano dei trasporti pubblici locali, come della medicina territoriale: gli allentamenti predisposti per dare una boccata di ossigeno alle attività commerciali (quelle della vendita al dettaglio, non quelle delle piattaforme dell’ e-commerce, che prosperano in perfetta sinergia con le aziende di logistica per consegne a domicilio tramite corriere) stanno dunque provocando  il rinvio di due o tre settimane del rientro in presenza per milioni di studenti delle superiori, sempre che non avvengano ulteriori rinivii a data da definirsi. La didattica digitale è una risorsa importante e una soluzione necessaria per l’emergenza, ma non può essere “normalizzata” e diventare la modalità prevalente del processo formativo, come qualche esponente di fondazioni padronali sempre più esplicitamente afferma.


L’anno scolastico si avvia così ad un disastro irrecuperabile per una generazione di studenti: per la perdita delle relazioni personali sia tra studenti che con i docenti, aspetto decisivo per costruire il dialogo educativo fondamentale per la formazione culturale e civile di alunne e alunni, e per la dispersione scolastica conseguente all’aumento di abbandoni (ufficiali o non registrati formalmente) che si vanno registrando, prevalentemente tra gli strati sociali più disagiati socialmente ed economicamente. In queste settimane stiamo assistendo sempre più spesso a scene di violenza gratuita, risse, spedizioni punitive di gruppi di adolescenti ormai fuori controllo: è ora di intervenire e restituire a questa generazione una speranza, una prospettiva e un futuro, che non può essere garantita dalla digitalizzazione, fase estrema dell’aziendalizzazione della scuola pubblica. La scuola del diritto allo studio, costituzionalmente garantito a tutti indipendentemente dalle differenti provenienze sociali, sta collassando, e questo processo non potrà essere arrestato e invertito semplicisticamente potenziando la didattica digitale.


Vi è inoltre il fenomeno dello sgretolamento dello Stato centrale, con le scelte autonome delle Regioni che disarticolano qualsiasi parvenza di unitarietà della scuola pubblica: dopo il disastro provocato dalla disarticolazione del Sistema Sanitario Nazionale con la regionalizzazione in venti sistemi scoordinati e fortemente disomogenei, adesso assistiamo allo sgretolamento del sistema dell’istruzione nazionale e un anticipazione di quella autonomia differenziata auspicata e invocata da molti presidenti di Regione sia di destra che di centrosinistra (primo tra tutti il Presidente dell’Emilia Romagna, il dem Bonaccini).


La Toscana dunque virtuosa, in questo scenario? Intanto non è chiaro per quanto tempo sarà possibile mantenere le scuole superiori aperte, secondo quanto spiegano gli esperti, ma il punto è che anche in Toscana, nonostante le rassicurazioni di Giani e della Giunta, il potenziamento dei mezzi del trasporto pubblico locale – promesso da province e comuni – potrebbe non essere sufficiente a garantire il distanziamento e a contrastare la diffusione dei contagi. Vi è inoltre il sistema del monitoraggio da parte dei Dipartimenti di Medicina Territoriale che non ha finora garantito interventi efficienti ed efficaci, non riuscendo a sostenere il ritmo dei tracciamenti in caso di individuazione di positivi nelle comunità scolastiche: mancano i medici e gli infermieri, e quelli che sono stati assunti non sono sufficienti evidentemente a tenere sotto controllo il contenimento dei contagi. Il rientro ha dunque il sapore di una mossa propagandistica, che ci auguriamo non debba essere rievocato in poche settimane.


La necessità di un piano nazionale per la scuola pubblica, che permetta a alunni e alunne, docenti e custodi delle scuole di ogni ordine e grado di rientrare in sicurezza è più che mai necessario: occorrono però investimenti massicci, nell’edilizia scolastica e nell’assunzione di personale (stabilizzando i precari, che rappresentano quasi un quarto del personale impiegato ogni anno tra docenti e ATA) e nella riduzione significativa del numero di alunni per classe (per eliminare le cosiddette “classi pollaio”). È il solo modo per garantire la “sicurezza” non solo in tempi di pandemia, ma anche quando auspicabilmente si tornerà ad una qualche forma di “normalità”.


Rifondazione Comunista è al fianco di tutti coloro che lottano per scuole aperte e sicure, pretendendo il ripristino delle lezioni in presenza garantendo la maggiore sicurezza possibile per evitare il contagio nei locali scolastici.


Per questo sabato 16 gennaio dalle ore 16 saremo in Piazza XX Settembre, davanti al Comune di Pisa, per manifestare insieme a studenti, docenti e genitori, con associazioni, forze sindacali, organizzazioni politiche, per chiedere un piano nazionale di investimenti per nuovi spazi e un trasporto pubblico locale veramente efficiente, presidi territoriali per monitorare le condizioni sanitarie nelle scuole di tutto il territorio, assunzioni di personale su tutte le cattedre vacanti e un piano di reclutamento straordinario, un nuovo progetto educativo strategico per il rilancio della scuola pubblica e l’immediata vaccinazione per il personale della scuola: la scuola è un’istituzione democratica fondamentale, il baluardo della difesa costituzionale al diritto all’istruzione per tutte e tutti le/i cittadine/i, e per questo tutte le risorse della società devono concorrere a preservare e rilanciare la scuola pubblica non solo in situazioni di eccezionalità come quella che stiamo attraversando, ma soprattutto per il futuro.

Rifondazione Comunista – Federazione di Pisa

No fund from Kerala government, special school teachers, students, parents  strike | Latest News- Edexlive

COME DA COPIONE: FREGATI

Non sono state poche le volte in cui, nel corso dell’ultima campagna elettorale per le regionali, come compagni e compagne di Rifondazione Comunista ci siamo trovati in difficoltà nel confronto con la Lista Sinistra Civica Ecologista: in particolare sul tema della sanità, le posizioni della lista rispecchiavano quasi totalmente le nostre, perfettamente in linea con il fatto che, per anni, il candidato di spicco della circoscrizione pisana Paolo Malacarne Ã¨ stato tra i nostri principali riferimenti per le molte iniziative che – sul tema – abbiamo organizzato e promosso in tutta la provincia.
In particolare alla luce della situazione attuale, dei disastri del settore portati alla luce dal COVID e delle competenze regionali in materia, di fronte alla sostanziale inesistenza di differenze contenutistiche tra le nostre posizioni, il posizionamento della Lista a noi alternativa ci sembrava incomprensibile. 
Come poter appoggiare il PD Toscano su questi temi? Come potersi porre in continuità con una componente regionale che negli anni ha progressivamente tagliato i posti letto nelle strutture pubbliche, ha favorito il privato, proseguito verso la riduzione e precarizzazione del personale, mortificato la medicina territoriale e di prossimità, non implementandola nemmeno a seguito della prima ondata della crisi sanitaria che stiamo vivendo?


Entrambe le liste insistevano con i cittadini sulla necessità di investire, tornare ad investire, totalmente sulla sanità pubblica. La sostanziale differenza con Toscana a Sinistra – la lista che come Rifondazione Comunista sostenevamo – era quindi che i compagni e le compagne di Sinistra Civica Ecologista pensavano di poter perseguire questo obbiettivo appoggiando Eugenio Giani, per noi solo in netta opposizione.


Oggi – come prevedibile, data la storia della gestione della sanità toscana e nazionale portata avanti dal centrosinistra – i fatti dimostrano purtroppo che abbiamo avuto ragione. L’approvazione con voto bipartisan della mozione presentata da Fratelli d’Italia all’ultimo consiglio regionale con cui si finanziano le strutture sanitarie private con soldi pubblici per la gestione dell’emergenza Covid 19, “il morto è sulla bara”.


Con tutto il benevolo affetto che abbiamo per la sinistra moderata, per tutta la comprensione che abbiamo per quel mondo a noi vicino, chiediamo loro (la risposta non va a noi ma alle loro coscienze) è questo che vi aspettavate con il tanto promosso, proposto ed eseguito “voto utile”? É davvero a questo che sono servite le tante preferenze recuperate dal bravo e competente Paolo Malacarne?


Chiediamo di ricordarvi tutto ciò – magari appuntandovelo su un taccuino – non solo alle prossime regionali ma anche alle prossime amministrative. 

Rifondazione Comunista – Federazione di Pisa


➡️ qui la mozione presentata da Fratelli d’Italia; 

➡️ qui il comunicato di Rifondazione Comunista Toscana;

➡️ qui il post di Tommaso Fattori con la trascrizione di una parte del dibattito;

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LOTTA DI CLASSE A COLPI DI DPCM


1° Maggio. I lavoratori in lotta in tutto il mondo sfidano Covid-19 e  repressione



Anche in provincia di Pisa aumentano i contagi – arrivati a oltre quattromila casi, con un aumento di 282 solo nella giornata di domenica – come anche i ricoveri e i decessi a causa di un virus insidioso, letale con i più  fragili. La pericolosa accelerazione delle ultime settimane aggrava le condizioni delle strutture territoriali e ospedaliere, come hanno denunciato i delegati sindacali delle RSU di Cisanello.


Si avvicina tumultuosamente il punto di rottura, se nei prossimi giorni con l’ulteriore aggravamento della situazione si satureranno i posti letto covid e – auguriamoci di no – le terapie intensive.


È evidente, e lo registriamo con allarme, che in questi mesi non sono stati adottati i provvedimenti necessari, conseguenti alle decisioni politiche assunte: i soldi stanziati, solo una parte minima dei 37 mld sottratti al Sistema Sanitario Nazionale, non sono stati evidentemente investiti nei settori fondamentali per affrontare la nuova ondata che fin dalla primavera era prevista. Mancano personale e strumenti (come i test rapidi) nel settore strategico per il contenimento del virus, cioè il servizio dei Dipartimenti di Prevenzione Territoriale delle ASL, dove invece si stanno verificando ritardi e disservizi dovuti ad una organizzazione insufficiente, anche per le deficienze della Regione, e ad un ritardo imperdonabile nel rafforzare la sanità territoriale.  


L’evidente scontro interno tra le componenti del governo sta creando una situazione di fibrillazione politica, ma anche di paralisi decisionale: il nuovo DPCM fotografa questa situazione, con un incomprensibile lockdown chirurgico sui settori della ristorazione, dello spettacolo e dei teatri, di palestre, piscine e sale giochi, che probabilmente sono tra i più controllati del Paese, piuttosto che intervenire sui trasporti pubblici potenziando e dilazionando la frequenza delle corse e la capienza massima nei veicoli e sui luoghi di lavoro riducendo l’orario (mantenendo il salario pieno).


La scelta di classe di questo provvedimento è evidente: “salvare il lavoro e la scuola” è lo slogan che viene ripetuto ossessivamente, ma le scuole si vanno riempiendo di positivi contagiati in altri ambienti (sui mezzi di trasporto innanzitutto), mentre il lavoro non viene per niente preservato, se è vero come è vero che oltre il 10% dei contagiati si manifesta tra i lavoratori di aziende in cui i protocolli non sono applicati correttamente.


Chiudere bar, ristoranti e teatri non cambierà l’andamento della curva epidemiologica, come stanno ripetendo molti esperti che, questa volta, non vengono ascoltati per assecondare la linea dura del Presidente di Confindustria Bonomi: stanno emergendo i primi segni di disperazione sociale, su cui rischiano di saldarsi progetti eversivi e criminali.


Il nuovo DPCM è dettato dagli interessi confindustriali e colpisce le componenti più fragili del lavoro, dove la precarietà è altissima e vigono contratti stagionali non garantiti. Al contempo mancano del tutto le coperture per ammortizzare la perdita di reddito di questi lavoratori: una patrimoniale e un’imposizione fiscale a tutte le aziende che hanno continuato a fare profitti sono provvedimenti più che mai urgenti, per correggere la linea politica troppo accondiscendente verso il padronato, come attestato dalla rimozione del blocco dei licenziamenti emessa con il precedente DPCM del 13 ottobre.


Non si può accettare che la Confindustria approfitti dell’epidemia per stravolgere la contrattazione nazionale o per puntare a ridurre a livelli minimi i salari. Inoltre, si colpiscono attività che non hanno responsabilità maggiori di altre nella diffusione del contagio, per coprire le inadempienze macroscopiche in settori che sono diretta responsabilità delle istituzioni pubbliche (dallo Stato alle Regioni, agli Enti Locali), innanzitutto i trasporti.


La difesa dei salari e dell’occupazione è il primo obiettivo per migliaia di lavoratori, insieme al contenimento ed il contrasto del virus.


Il nuovo Presidente della Regione Giani, assediato dagli appetiti per la spartizione degli assessorati, i Sindaci e i Presidenti delle Province si assumano le proprie responsabilità e aprano una consultazione con i sindacati e tutte le forze politiche per individuare gli strumenti più efficaci a sostenere i lavoratori colpiti dall’ultimo DPCM.

Rifondazione Comunista – Federazione di Pisa

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Pisa: “Case popolari: priorità assoluta un piano per la sicurezza e le manutenzioni”

Dopo la caduta di un solaio in una casa popolare a Gagno, anche in alcuni appartamenti in via Pungilupo si è verificato il crollo di alcuni calcinacci. Anche in questo caso si tratta di un fatto annunciato, viste le numerose segnalazioni fatte negli anni dagli abitanti. 


Da tempo denunciamo, insieme a sindacati degli inquilini e comitati di quartiere, la necessità di interventi urgenti sulle case popolari nel Comune di Pisa. Serve un serio e costante monitoraggio degli alloggi, con interventi mirati e immediati, specie laddove la situazione è più critica. Al riguardo abbiamo presentato una interpellanza urgente in merito alla mappatura degli immobli Erp, che necessitano di interventi urgenti di manutenzione straordinaria. Si tratta di un documento che Apes ogni anno deve inviare alla Regione: è stato inviato? Cosa contiene? Cosa è stato realizzato nel frattempo?


Ma serve anche finanziare un piano di riqualificazione di tutto il patrimonio immobiliare pubblico che, evidentemente, in troppi casi versa in condizioni inadeguate: decine di famiglie pagano canoni per case popolari che non sono in alcun modo dignitose e che espongono a rischi per la salute le persone che vi abitano.


Servono poi risorse adeguate per incrementare ulteriormente gli alloggi popolari e potenziare il personale degli uffici, altamente insufficiente e dunque non in grado di rispondere ai bisogni e alle domande crescenti.


Servono misure per proteggere le famiglie che vivono in affitto, nel caso di “morosità incolpevoli”: attraversiamo una crisi sociale ed economica molto pesante, destinata a divenirlo sempre di più. 


A fronte di questo, l’assessora Gambaccini pensa che la soluzione sia unicamente l’approccio vessatorio e colpevolizzante, sancito in un nuovo protocollo tra Sepi e Apes, che dà mandato alla prima di recuperare le morosità. Da settimane chiediamo di avere questo documento, senza però alcun esito. 


Da parte nostra, continueremo a monitorare la situazione delle case popolari, proponendo nella prima variazione di bilancio uno stanziamento straordinario dedicato. 


Diritti in comune: Una città in comune – Rifondazione comunista – Pisa Possibile

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L'immagine può contenere: il seguente testo "SIAMO del Fuo A PEZZI IL DIRITTO AD UNA CASA DEGNA PRIMA DI TUTTO AZION OTTA COMUNE n"

LA SCUOLA DELLA COSTITUZIONE VA DIFESA, SOPRATTUTTO IN QUESTA EMERGENZA

Scuola, ripartenza senza certezze tra personale e strutture: la denuncia di  Rifondazione | ekuonews.it

Ieri pomeriggio, mercoledì 14 ottobre, in gran parte delle principali città italiane si è svolto un presidio organizzato dai comitati dei precari della scuola e dalle organizzazioni sindacali del comparto (FLC-CGIL, Cisl, Uil, SNALS , Gilda, Cobas Scuola): la mobilitazione, che a Pisa si è svolta davanti alla Prefettura, ha e ha avuto come obiettivo il concorso nazionale che si svolgerà tra poche settimane, nonostante la condizione di emergenza drammatica in cui il nostro Paese si trova, con il mondo della scuola schierato in prima linea, e che proprio per questo non può essere effettuato in sicurezza.


Di fronte al fabbisogno reale di docenti e personale ATA, presenza già insufficiente a condizioni “normali” ma aggravata dall’ulteriore carico di mansioni e degli sforzi ad ora necessari a poter gestire correttamente il contenimento del contagio, le carenze del Ministero dell’Istruzione si vanno facendo sempre più evidenti: in particolare in merito al reclutamento del personale, la Ministra Azzolina ha assunto una posizione rigida e inflessibile, intestardendosi a voler svolgere un concorso in condizioni incerte mentre nelle scuola ancora mancano docenti. Le procedure di assegnazione degli incarichi, quest’anno particolarmente macchinose, opache e piene di errori, non sono state coordinate con la ripresa delle attività scolastiche in presenza.


La richiesta dei precari di rinviare di qualche mese il concorso è fondamentale per evitare un sostanziale svuotamento delle classi: migliaia di docenti supplenti dovranno raggiungere sedi di concorso anche fuori regione, molti utilizzeranno mezzi di trasporto collettivi (treni, pullman) con il rischio di venire a contatto con persone positive, mentre coloro che si trovano già in isolamento o in quarantena non potranno svolgere il concorso.


La richiesta delle OO.SS. – già a partire dall’estate – è quella di immettere in ruolo tutti i precari con almeno tre anni di servizio alle spalle, evitando così tutte le problematiche che stanno nascendo in questa situazione drammatica, che rischia di peggiorare ulteriormente: come Rifondazione Comunista, pur riconoscendo la necessità di individuare procedure di reclutamento che siano conformi al dettato costituzionale per cui ai ruoli pubblici si accede tramite concorsi, esprimiamo piena solidarietà ai precari della scuola che da anni lottano per un riconoscimento del proprio ruolo e per la stabilizzazione del proprio posto di lavoro, senza che questo si trovi a confliggere con la propria sicurezza personale e a scapito della tutela della salute, propria e degli studenti.


Rifondazione Comunista esprime, inoltre, un giudizio fortemente critico verso l’operato del Ministro Azzolina che in quattro mesi – da maggio a settembre – non è riuscita a fornire indicazioni efficaci e univoche per organizzare il tanto proclamato rientro a scuola in sicurezza, non garantendo neppure che il personale fosse in numero adeguato fin dai primi giorni: ci siamo attardati per mesi a discutere di banchi e di poltroncine a rotelle (peraltro in buona parte non ancora consegnati) mentre la questione essenziale di garantire il diritto allo studio a milioni di studenti e studentesse e il diritto al posto di lavoro per decine di migliaia di docenti e ATA, non è stato affrontato con la dovuta serietà.


La scuola è un’istituzione decisiva per la tenuta democratica del nostro Paese: se non si garantisce la qualità della didattica e la tutela della sicurezza – sia personale, di salute, che lavorativa – agli studenti, alle studentesse, al personale educativo, docente e ausiliario, rischiamo che l’intero sistema sociale subisca dei traumi irreversibili.


Per questo, Rifondazione Comunista sostiene le lotte dei precari, chiede la momentanea sospensione dello svolgimento del concorso che non potrebbe svolgersi – ad oggi – in modo da garantire né la sicurezza né la equa condizione a tutti e tutte i e le concorrenti e, infine, di elaborare ed individuare modalità di reclutamento adeguate a garantire sia la prescrizione costituzionale che le condizioni di sicurezza e certezza per decine di migliaia di lavoratori e lavoratrici del mondo della scuola pubblica. 

Rifondazione Comunista – Federazione di Pisa

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