La costituzione e la guerra – il mondo al bivio

Moderatore
Giovanni BRUNO
Segretario Provinciale PRC PISA

relatori:

Francesco BAICCHI
Comitato esecutivo del Coordinamento per la Democrazia Costituzionale

Domenico GALLO
Magistrato

Giovanni RUSSO SPENA
Responsabile dipartimento Istituzioni e Democrazia PRC

Trasferimento APES e altri uffici comunali: disagi per utenti e personale allo scopo di “fare cassa”

È iniziata una nuova giostra di traslochi per vari uffici del Comune di Pisa. Ad aprire i giochi sarà l’APES, che lascerà lo storico palazzo in via Fermi, inaugurato nel 1968 e costruito con i fondi dell’IACP (l’Istituto Autonomo Case Popolari, come si chiamava allora l’ente gestore dell’edilizia popolare su base provinciale) per darsi una propria sede.

Come troppo spesso già accaduto, questo trasferimento non risponde a esigenze di miglioramento del servizio e della funzionalità degli uffici: è determinato piuttosto dalla volontà di liberare l’edificio di via Fermi per tentarne la futura vendita e “fare cassa” (non certo per sistemare i circa 200 alloggi popolari scandalosamente vuoti, mentre in città riprendono gli sfratti e l’emergenza abitativa si fa sentire).

Il trasferimento dell’APES non sarà indolore, né per il personale, né per gli utenti. Infatti la nuova sede è stata individuata in un piano del palazzo ex Telecom in Piazza dei Facchini. Il numeroso personale degli uffici, prima distribuito su cinque piani, sarà ammassato tutto in un unico piano con stanze di 5-6 dipendenti ciascuna, mentre l’Ufficio Relazioni con il Pubblico sarà collocato in un’isola a forma di parallelepipedo ricavata nel corridoio centrale.

Anche gli utenti per recarsi alla nuova sede dell’APES, situata in centro storico e ZTL, avranno grosse difficoltà. Mentre finora anziani e disabili potevano farsi accompagnare in automobile fino all’ingresso della sede, adesso sarà quasi impossibile e anche i parcheggi saranno disponibili solo a qualche chilometro.

Entro breve nello stesso palazzo confluiranno anche altri uffici comunali: alcuni sono stati spostati solo pochi anni fa alla Sesta Porta, come la Ragioneria, il SUAP e il Provveditorato. Anche in questo caso per cedere gli spazi a privati e ad altri enti.

Il “girone infernale” dei traslochi proseguirà con l’Anagrafe e lo Stato civile, che saranno invece trasferiti proprio alla Sesta Porta, con una spesa non indifferente di oltre 240.000 euro per adeguare gli spazi.

Alcuni spazi verranno sottratti anche alla già sacrificata sede della Polizia Municipale, anch’essa situata alla Sesta Porta, sede riconosciuta inadeguata e per la quale, in campagna elettorale, il sindaco Conti aveva promesso di cercare un’altra collocazione (promessa, ovviamente, non mantenuta).

Chiediamo che si metta finalmente fine a queste giostre degli uffici, che si ripetono ormai a ogni cambio di Giunta. I trasferimenti vengono giustificati come una “razionalizzazione” delle risorse, ma la giustificazione non ci convince: quanti soldi del bilancio comunale sono stati spesi, nei vari anni, per traslochi di questo genere e per i connessi lavori di adeguamento?

Nel caso della sede di APES crediamo che alla fine, tra traslochi, lavori di adeguamento e disagi per cittadini e personale, si scoprirà che non valesse la pena svendere un immobile pubblico. Sarebbe certamente un lavoro auspicabile per la Corte dei Conti.

Rifondazione Comunista Federazione provinciale di Pisa

Circoli cittadini “Gramsci” e “Turini” 

Tenta il furto negli uffici Apes: arrestato

Il 25 APRILE torna a MOLINA

LA NOSTRA OPPOSIZIONE ALLA GRANDE OPERA DELLA TANGENZIALE NORD-EST

📌 La grande fibrillazione per la pioggia di risorse economiche e investimenti da gestire è ripresa con l’accordo tra Regione e Provincia per la realizzazione della Tangenziale anche utilizzando i fondi del #PNRR: la ripresa del progetto è stato presentato trionfalmente da parte del Presidente del Consiglio Regionale Antonio Mazzeo e dell’Assessora Alessandra Nardini, che hanno commentato entusiasticamente il via alla realizzazione della Tangenziale Nord-Est, grande opera che attraverserebbe il territorio dei Comuni di #SanGiulianoTerme e #Pisa con un impatto ambientale e urbanistico devastante, come denunciato da anni dal nostro partito e per cui abbiamo una posizione di netta contrarietà.

Al contrario il Partito Asfalto&Cemento, perfettamente interpretato dal Partito Democratico provinciale e regionale è in perfetta sintonia con quello nazionale, consociato in maggioranza con il suo omologo-concorrente in affari, la Lega.

Tuttavia, l’approvazione della Variante Aurelia in località Madonna dell’Acqua da parte del Consiglio Comunale di San Giuliano Terme, annunciata dal Sindaco Sergio Di Maio – anche Presidente della Conferenza dei servizi – va nettamente separata dalla “grande opera”, inutile e dannosa per il territorio e l’ambiente: la Variante, che aggirerà Madonna dell’Acqua al fine di decongestionare dal traffico pesante una zona densamente abitata, è fortemente richiesta dagli abitanti della zona, rappresenta un’opera finalizzata all’alleggerimento della pressione su una frazione con un’importante presenza di abitazioni. Perciò la sua realizzazione ha un obiettivo definito e mirato che va tenuto nettamente distinto dal progetto di Tangenziale.

La nostra contrarietà alla Tangenziale ha carattere politico, ma è stata rafforzata dalle criticità tecniche e ambientali espresse nelle note dell’ARPAT per alcune parti del progetto Tangenziale Nord-Est, per cui è stato ravvisato il rischio di inquinamento acustico nei lotti 3-5 e 10-12 (rispettivamente riferiti ai quartieri Passi-Gagno e tra via di Cisanello e Ghezzano), non controllabile neppure con apposite barriere. La relazione tecnica dell’ARPAT, che rende l’opera irrealizzabile, rafforza la nostra posizione di contrarietà alla realizzazione dell’opera complessiva, funzionale ad un modello di sviluppo – contro cui ci battiamo – fondato su cementificazione, erosione e sfruttamento del territorio per interessi economico-commerciali che non tengono conto dei reali bisogni sociali degli abitanti dei Comuni interessati e, più in generale, esulano dagli interessi prioritari dei settori popolari.

Perciò il Partito della Rifondazione Comunista della Federazione di Pisa e dei circoli comunali di Pisa e San Giuliano Terme ha storicamente manifestato l’opposizione alla progettazione e realizzazione della grande opera denominata “Tangenziale nord-est”, opera faraonica inutile e dannosa per il territorio e per gli abitanti, promossa dalle amministrazioni provinciale e regionale, che avrebbe come conseguenza la devastazione del territorio causata dall’apertura di una viabilità che attirerebbe nuovi flussi di traffico, la cementificazione con i conseguenti nuovi massicci insediamenti urbani nel territorio del comune di SGT, che si ripercuoterebbe sulle zone limitrofe del territorio comunale di Pisa, per non parlare dell’idea di spostare di alcune centinaia di chilometri a nord il tracciato per eludere il nodo dell’attraversamento dell’Acquedotto Mediceo che rende l’Opera irrealizzabile.

Queste ragioni sono state ribadite nei programmi di RC alle ultime elezioni amministrative e proposte come posizioni del partito nelle diverse liste ed alleanze con cui ci siamo presentati alla scadenza delle elezioni amministrative. Ribadiamo dunque la netta contrarietà alla “Tangenziale nord-est” e insistiamo nello stralcio della Variante dell’Aurelia, limitatamente alle zone di Madonna dell’Acqua e Porta a mare, dal resto del progetto, per rispondere alle esigenze della cittadinanza decongestionando le aree abitate che insistono sull’Aurelia con opere e varianti leggere, di tipo urbano, finalizzate alla riqualificazione della viabilità locale alternativa e dei territori limitrofi, preservando il territorio da opere di grande viabilità ad alto consumo di suolo e dal grande impatto inquinante, dall’impatto devastante e dai costi economici, ambientali, territoriali e urbanistici enormi, che ricadrebbero negativamente sulle comunità e sui cittadini dei comuni interessati.

Il nostro obiettivo è la riqualificazione della viabilità, tramite una progettazione alternativa di opere circoscritte e linee di comunicazione a basso impatto inquinante, anche ripensando complessivamente l’utilizzo delle risorse da investire in forme alternative al trasporto privato su gomma, potenziando linee ferroviarie e mezzi pubblici.

Rifondazione Comunista Federazione di Pisa

Rifondazione Comunista – Circoli di San Giuliano Terme

Potrebbe essere un'immagine raffigurante strada

🔴 SANITÀ: CONTINUANO I TAGLI E LE PRIVATIZZAZIONI IN TOSCANA MENTRE SI AUMENTA LA SPESA MILITARE

📌 Sosteniamo e condividiamo le preoccupazioni espresse durante la manifestazione di oggi davanti l’ospedale di #Cisanello da parte del sindacato COBAS e dal Comitato per la difesa della Sanita’ Pubblica: da tempo il sistema sanitario è sotto lo scacco di #tagli pesantissimi e di una progressiva #privatizzazione a livello nazionale e anche in #Toscana.

Sono anni che ribadiamo l’urgenza di un piano di stabilizzazione del personale in sanità: non più contratti “#precari” ma stabili, a tempo indeterminato, necessari per garantire il buon funzionamento dei servizi, per potenziare e riqualificare il servizio sanitario regionale, sia quella ospedaliero che territoriale.

La #pandemia ha messo in luce le gravi lacune e sofferenze a cui nel tempo è stato sottoposto il nostro sistema sanitario, a causa dei ripetuti tagli e alle scelte strutturali/organizzative poste in essere dal centro-sinistra che governa la Regione prima con Enrico Rossi ed ora con il Presidente Eugenio Giani.

In queste settimane la tragica situazione in #Ucraina ha dato poi il pretesto al governo filo-#NATO di #Draghi (con l’attivismo interventista del #PD e l’ipocrisia della #Lega) per aumentare del 2% le #spesemilitari, 104 mln al giorno, 13 mld all’anno per un totale di quasi 40 mld.

Quante assunzioni, quante strutture ospedaliere, quanti presidi territoriali, quanti ambulatori per la medicina territoriale si potrebbero realizzare con queste risorse?

La ricostruzione del #SistemaSanitarioNazionale deve essere la priorità, per superare la frammentazione regionale che ha creato disastri evidenti con i disinvestimenti e le privatizzazioni che le Regioni hanno attuato.

Gli ulteriori tagli alla #sanità che si annunciano in #RegioneToscana non lasciano intravedere soluzioni al grave problema della stabilizzazione del personale precario, né delle assunzioni di personale indispensabile per sanare la carenza cronica di organico.

Nulla è cambiato! Nonostante le promesse fatte, si ignora l’urgenza di effettuare le migliaia di assunzioni inderogabili, di mettere in sicurezza il nostro servizio sanitario, i cittadini le cittadine, i lavoratori e le lavoratrici.

Da tempo manca un investimento strutturale e organizzativo in servizi e soprattutto in personale a conferma della volontà a non investire nel servizio sanitario pubblico, e anzi continuarne la destrutturazione, dirottando sempre di più risorse e attività proprie verso il privato e ricorrendo all’utilizzo di lavoratori di agenzie interinali o alla meglio con contratti a tempo determinato.

Rinnoviamo la nostra solidarietà e il nostro pieno appoggio ai lavoratori e alle lavoratrici della sanità pubblica per tutte le azioni di lotta che saranno intraprese per il lavoro e per la tutela del servizio sanitario pubblico.

Partito della Rifondazione Comunista – Pisa

Una città in comune

Tags: ,

QUALE DESTINO PER I BAGNI TERMALI DI CASCIANA? Il settore riabilitativo come prospettiva di interesse pubblico

La grande stagione del termalismo sociale nel nostro paese ha inizio con la combinazione tra ricerca terapeutica e misure di welfare e l’inserimento di tale terapia nel Sistema Sanitario Nazionale.

La fine del termalismo sociale, cioè della possibilità di usufruire di cure termali rimborsate dal Sistema sanitario nazionale, risale agli anni ‘90: l’introduzione del ticket, il disinvestimento dello Stato in questo settore e la legge Bassanini, la concessione ai territori di appropriarsi di beni fondamentali, i tagli alla spesa pubblica hanno provocato disinvestimento nella ricerca scientifica e allontanato il settore dal Sistema Sanitario Nazionale.

Il passaggio dalla destinazione curativa fondata sulla salute a quello “del benessere” o wellness ha trasformato decisamente il tipo di offerta, spostandosi verso un target turistico selezionato, con approcci di marketing e di impatto sui territori e sui luoghi che hanno prodotto un vero e proprio “mercato della salute”, con nuovi comparti fuori dal contesto termale (le Beauty Farm e i centri benessere).

Tale situazione ha decretato nel tempo una crisi delle località turistico-termali tradizionali, con un drastico calo delle presenze: la diversificazione e l’innovazione di prodotti e offerte in alcune località turistiche termali hanno portato queste ad integrarsi nel nuovo mercato del benessere. La scissione tra turismo termale e turismo del benessere (il cosiddetto wellness tourism) ha permesso a imprenditori privati di incrementare il settore delle moderne SPA o Beauty Farm, riducendo il settore termale dedicato alle terapie per la salute.

LA TOSCANA

Regione leader del termalismo italiano per la qualità fino ai primi anni Novanta, la Toscana ha subito la grande crisi del comparto, andando incontro ad una fase discendente inesorabile per il settore tradizionale.

Dal 75% di arrivi termali in Toscana, alla fine degli anni Settanta, nelle due località termali di Chianciano e Montecatini, con buone prospettive di ulteriore sviluppo, gli stabilimenti termali delle due località e quello di Casciana ad inizio anni Novanta vennero attribuiti temporaneamente all’IRI, per poi passare agli Enti Locali con la prospettiva della privatizzazione: per realizzare questo processo era necessario intervenire su alcuni parametri, innanzitutto quello relativo al costo del personale, per renderle concorrenziali con le altre terme italiane, in particolare quelle gestite privatamente.

I tentativi di privatizzazione furono negativi per il termalismo regionale, con grandi difficoltà riscontrate soprattutto a Montecatini Terme, mentre le Terme di Casciana optavano per rafforzare le prestazioni riabilitative.

Le modifiche amministrative e normative introdotte dalla Regione Toscana a inizio anni 2000 portarono alla dismissione delle partecipate, accelerando il processo di privatizzazione del sistema termale regionale.

CASCIANA TERME

Le Terme di Casciana rappresentano ancora un patrimonio strategico per la nostra realtà locale e non solo. Il Centro di Riabilitazione Motoria delle Terme di Casciana in Toscana costituisce un’eccellenza nel panorama nazionale della riabilitazione in ambiente termale. Accreditato dal Servizio Sanitario Nazionale, svolge una valida attività per il recupero funzionale di tutto l’apparato muscolo scheletrico.

Dopo la prima fase della pandemia, con il progetto di riabilitazione post covid-19, ha prodotto ottimi risultati sia a livello motorio che respiratorio, facilitando anche il recupero psicologico degli utenti. Il progetto si rivolge ad un’ampia categoria di soggetti, anche quelli che, una volta conclusa la fase critica dell’infezione, presentano conseguenze legate alla lunga degenza in ospedale, alla perdita di forza e massa muscolare, alla ridotta funzione respiratoria da danno polmonare e, dunque, richiedono senza dubbio un percorso riabilitativo multidisciplinare.

La recente conclusione del percorso di riorganizzazione societaria, seguita alla dismissione delle partecipazioni da parte della Regione Toscana, rischia di aprire ad una privatizzazione di cui non si conoscono gli esiti, temiamo infausti, visto la totale mancanza ad oggi di un serio piano industriale sul rilancio delle stesse e anzi l’incognita di una loro progressiva dismissione.

La società di gestione Bagni di Casciana (con un accordo sull’utilizzo degli immobili di proprietà) è di proprietà al 100% del Comune, che ha iniziato una ricerca di socio privato non solo per la parte benessere, ma anche per quella sanitaria riabilitativa: sino ad oggi, sotto il profilo della promozione delle politiche aziendali, il tutto è stato finalizzato esclusivamente al contenimento dei costi, tralasciando e abbandonando completamente la promozione del termale sul mercato regionale, nazionale ed internazionale, ponendo di fatto la nostra struttura termale fuori dal mercato.

Il Partito della Rifondazione Comunista, a livello regionale, provinciale e comunale, è stato contrario alla cessione delle quote regionali, e conseguente privatizzazione, delle nostre Terme di Casciana, come pure dell’intero settore, sin dalla delibera regionale che ne prevedeva la liquidazione e continua ad esserlo oggi che il processo si è concluso e con le peggiori prospettive. 

La nostra ferma opposizione a questa privatizzazione è anche una delle principali ragioni per cui i nostri consiglieri comunali sono usciti dalla maggioranza e la nostra assessora è stata estromessa, con il ritiro delle deleghe da parte del Sindaco Terreni, dalla Giunta comunale.

È necessario, vista anche la ripresa del settore termale, un rilancio pubblico delle Terme di Casciana, a partire dalla parte sanitaria, impiegando immediatamente le risorse promesse dalla Regione e attuando, di concerto con l’assessorato regionale alla sanità, un vero piano strategico della parte riabilitativa e sanitaria, con nuovi servizi e prestazioni, come il progetto di riabilitazione post covid-19 a cui si è accennato.

Anche sul versante lavoro già da tempo sono presenti processi di precarizzazione, per il sottodimensionamento dell’attività termale rispetto alle potenzialità che potrebbe avere: il personale risulta carente nella quantità, ma soprattutto nelle figure professionali stabili necessarie per il funzionamento della struttura, gestite come  interinali anziché dipendenti di un’Azienda che eroga servizi di interesse collettivo.

Ribadiamo, dunque, il nostro No convinto a qualsiasi processo di privatizzazione del nostro settore termale e chiediamo al contrario un forte potenziamento pubblico a partire dalla stabilizzazione del lavoro e la fine di ogni forma di precarizzazione e sottrazione dei diritti dei lavoratori termali.

Segreteria Provinciale

Partito della Rifondazione comunista

Federazione di Pisa

Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Pisa

Via Giovanni Battista Picotti, 19 (56124, Pisa)- Tel: 3491636503

LA GUERRA PARTE DAI NOSTRI TERRITORI: NO ALLA MILITARIZZAZIONE DEI CIVILI PER LA GUERRA

📌 Da settimane abbiamo denunciato come la costa della Toscana, con la presenza di Camp Darby e dell’Aeroporto militare “Dell’Oro” di Pisa, sia diventata una piattaforma logistica e operativa per l’invio di armi e materiale bellico, nonché mezzi e uomini, verso basi NATO nell’Est Europa.In questi ultimi giorni le partenze di aerei militari da trasporto per armi, mezzi o soldati (Boeing KC767A e C-130J “Hercules”) si sono intensificati: si conoscono le destinazioni (l’aeroporto militare di Rzeszow/Jasionka in Polonia e altre basi in Romania e Tunisia), ma non il vero contenuto che è secretato.

La Rete Italiana Pace e Disarmo definisce quanto sta accadendo un “ponte aereo” verso la base della Polonia orientale di Rzeszow, in cui opera un comando operativo USA, da Gran Bretagna, Francia,Belgio, Spagna e Canada, oltre dalle basi di Pisa e Pomezia.

Ma un vero e proprio salto di qualità verso il coinvolgimento dell’Italia nella guerra è avvenuto in questi giorni all’Aeroporto civile di Pisa “Galilei”, con l’utilizzo di piazzole per il trasporto civile e di merci nonché la richiesta di utilizzare un ignaro personale civile per caricare armi ed esplosivi spacciati per materiale di aiuti umanitari, coinvolgendo irresponsabilmente un’infrastruttura e lavoratori e lavoratrici civili.

Il nostro paese è in guerra con la decisione del Governo Draghi (e il supporto da unità nazionale che coinvolge PD, ART.1, IDV, LEGA, FI, Fd’I) di inviare armi: quanto accaduto all’interno dello scalo pisano lo conferma.

L’annullamento di qualsiasi procedura di sicurezza conferma che l’Italia è un paese in stato di guerra, con l’arruolamento di personale per il carico di aerei da turismo, trasformando le infrastrutture civili in pezzi della macchina bellica.

Ai lavoratori e alle lavoratrici che, non appena hanno scoperto cosa stavano maneggiando, hanno immediatamente sospeso le attività opponendosi al carico del materiale bellico va tutta la nostra solidarietà per l’esempio dato, soprattutto a coloro che predicano la pace, ma votano o condividono l’invio di armi nello scenario di guerra ucraino.

Per questo sabato 19 alle tre saremo davanti all’Aeroporto civile di Pisa, da cui partiremo per raggiungere l’Aeroporto militare, per chiedere l’interruzione immediata dell’invio di armi e dell’utilizzo ditutte le basi militari sul nostro territorio (italiane, USA, NATO), per il rispetto dell’articolo 11 della Costituzione che sancisce il ripudio della guerra da parte dell’Italia, per l’immediato cessate il fuoco e ilritiro delle truppe russe dall’Ucraina contestualmente ad una reale iniziativa diplomatica europea, chiamando in causa l’ONU, con l’obiettivo della riduzione della tensione anche frenando l’espansionismo NATO verso l’Est Europa.

NON UN EURO, NON UN’ARMA, NON UNA BASE, NON UN UOMO PER LA GUERRA. SCIOGLIERE LA NATO, CHIUDERE LE BASI.

Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Pisa

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 8 persone e attività all'aperto

GIORNI DEL RICORDO: RICORDIAMO TUTTO!

Questo ad una settimana dalla data del 10 febbraio, la Lega prosegue la polemica strumentale sulla Giornata del Ricordo, scagliandosi contro le dichiarazioni del consigliere comunale Iacopo Cambi, rappresentante di Rifondazione Comunista eletto nella lista Sinistra Unita per un’Altra San Giuliano.

La pretestuosità e strumentalità è evidente: Alessandro Marmeggi propone di intitolare una via o una rotatoria a Norma Cossetto, con l’evidente intento di nascondere sotto la violenza contro una italiana il vero motivo della sua uccisione, cioè l’appartenenza e la fedeltà non rinnegate, anzi ribadite, al fascismo.

È assurdo che si continui a utilizzare l’evento traumatico che ha investito la comunità italiana in Istria per cancellare la memoria delle vere cause che hanno provocato le reazioni violente dell’esercito dei partigiani jugoslavi contro gli italiani, ma soprattutto contro i fascisti.

Il tentativo di cancellare, rimuovere e assolvere i crimini perpetrati dai fascisti italiani a Trieste e in Istria contro la comunità slava e slovena, con una politica di pulizia etnica durissima, impedisce di comprendere la verità storica, che va sempre contestualizzata.

Non tutti gli italiani erano fascisti, ma purtroppo tutti gli italiani vennero considerati collusi, se non responsabili, degli atti criminali fascisti contro le comunità slava e slovena che avevamo subito la violenza e la repressione del fascismo.

Più in generale, l’operazione politica promossa dalla Lega assieme a Fratelli d’Italia e ad altre formazioni nostalgiche o esplicitamente neofasciste è di fare assurgere il Giorno del Ricordo a ricorrenza della italianità, in contrapposizione alla Festa della Liberazione dal nazifascismo e, cosa ancora più vergognosa, di equiparare questo episodio contro gli italiani in Istria alla Shoah.

Non possiamo che rigettare questo tentativo di falsificazione storica e di assoluzione delle politiche
criminali del fascismo sul confine orientale: perciò sosterremo chiunque rifiuti la manomissione della verità
storica, a partire dai nostri consiglieri

RIFONDAZIONE COMUNISTA A FIANCO DEGLI STUDENTI CONTRO LO SFRUTTAMENTO DELL’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO

foto studenti

Le mobilitazioni di oggi segnano un’importante novità: il movimento studentesco si mobilita su scala
nazionale e con obiettivi che hanno un profilo politico significativo rispetto al conflitto di classe che pare
sopito nel nostro paese.

La morte di Lorenzo Parelli ha scoperchiato la reale situazione che centinaia di migliaia di studenti hanno
ripreso a vivere, dopo le chiusure dovute all’emergenza pandemica, con le attività di alternanza scuola-lavoro che producono una sostanziale descolarizzazione con la distorsione del diritto allo studio e
l’assoggettamento agli interessi aziendali, ai profitti privati e al culto del Mercato.

Le voci studentesche che si alzano per richiedere la fine delle attività di alternanza scuola-lavoro e PCTO
segnano il punto di non ritorno di un conflitto generazionale alimentato ad arte: il movimento studentesco
torna finalmente a descrivere i processi educativi e formativi in atto con i criteri dell’analisi di classe, e a
rigettare l’ideologia dominante che da anni si vuole fare penetrare nella scuola con le pratiche di alternanza
e PCTO.

L’addestramento al lavoro imposto dall’alternanza comprende l’accettazione del precariato e dello
sfruttamento, come se fosse l’unico modello possibile delle relazioni produttive e lavorative: è invece un
modello inaccettabile per i costi sociali e umani che, in nome della concorrenza e di un frammento di
profitto, considera la strage dei morti e degli incidenti sul lavoro come effetti collaterali accettabili, ma per
noi insopportabili.

Ci auguriamo che i giovani che tornano a scendere in piazza contro una tale distorsione del diritto allo
studio e contro la vergognosa repressione poliziesca avvenuta a Torino in occasione del corteo in memoria
di Lorenzo rappresentino l’avvio di un ampio e duraturo movimento che si estenda agli universitari e si
generalizzi collegandosi a lavoratori e lavoratrici in un nuovo potente movimento contro le politiche
neoliberiste sostenute da tutte le forze di destra e centrosinistra.

🔴 NON SI DEVE PIÙ MORIRE DI LAVORO: TANTOMENO DI SCUOLA. 28 GENNAIO INSIEME A STUDENTI E DOCENTI CONTRO L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO

📌 La morte di Lorenzo Parelli a Udine ci ha colpito profondamente: un giovane avviato precocemente al lavoro, in un’azienda dove evidentemente erano assenti sia i controlli per la sicurezza che il tutor responsabile dell’attività, per fare un’esperienza di lavoro che si è rivelata fatale.

Una tragedia che si aggiunge alle centinaia di morti all’anno, con una media di circa tre-quattro morti al giorno, che funesta le famiglie del nostro Paese con una strage continua provocata dalla forsennata e insensata caccia al profitto.Anche Lorenzo è morto mentre svolgeva l’ultimo giorno di stage in un’azienda metalmeccanica in tutta insicurezza, come la stragrande maggioranza di lavoratori e lavoratrici nel nostro Paese.

Lo stage fa parte dei percorsi di Formazione Regionale chiamati Alternanza Scuola-Lavoro (poi recepita dalla legge 107 della “Cattiva Scuola”, poi mascherata con la definizione Percorsi per Competenze Trasversali e Orientamento -PCTO).

L’idea di “avviare al lavoro” con stage, tirocini, percorsi di orientamento ha due logiche complementari: da una parte quella di fornire manodopera giovane da addestrare direttamente in azienda (gratuitamente o con rimborsi ridicoli); dall’altra quella di plagiare ideologicamente i giovani mostrando loro un marcato del lavoro fondato sull’essere sempre disponibili e flessibili (per orari, mansioni, salari) e affidabili per l’azienda (niente rivendicazioni pretenziose, miglioramenti contrattuali che pesano sulla concorrenzialità, garanzie sulla sicurezza troppo costose per le aziende).

La morte di Lorenzo interroga non solo i percorsi di formazione professionale regionali (che si vorrebbero estendere dappertutto, magari reintroducendo pure le ‘gabbie salariali’), ma anche l’intero sistema dell’istruzione pubblica (che si vorrebbe spezzettare in venti sistemi regionalizzati, con l’autonomia differenziata): introdurre la logica aziendalistica del profitto e della concorrenza nelle scuole, di fatto stravolgendo il diritto costituzionale allo studio per tutte/i le/i cittadine/i è una genuflessione ormai insopportabile alla borghesia padronale che, da più di trent’anni a questa parte, ha imposto nel nostro Paese e sul piano internazionale il primato dell’economia capitalistica nella sua forma più pura e feroce del liberismo egoistico, individualista, antisociale e antipopolare.

La scuola è stata piegata alle logiche del mercato globalizzato e all’aziendalismo della concorrenza, provocando una descolarizzazione e una caduta della qualità dell’istruzione e un’esplosione di attività extracurricolari che stanno impoverendo il livello di conoscenza (e perfino di competenze) delle giovani generazioni. La stragrande maggioranza della classe politica italiana (in modo bipartisan: il Partito Democratico e il centrosinistra quanto le destre) è stata prona agli immediati interessi padronali (privi di qualsiasi lungimiranza e progettualità per la nostra società), declinati in chiave sia nazionalistica che europeista, e accettando di portare il Paese ad una rapida deindustrializzazione, smantellando non solo il sistema di istruzione pubblico, ma anche il sistema universitario e la ricerca.

L’effetto è una caduta nella collocazione della divisione internazionale della produzione e del lavoro: da potenza industriale l’Italia è ormai una semi-colonia, terreno di caccia per multinazionali e speculazione internazionale, con la svendita di impianti, territori, ambiente, lavoratori e lavoratrici.

È assolutamente necessario invertire la tendenza e restituire al lavoro, alla scuola, a università e ricerca prospettive di rinnovamento fondate sugli interessi della collettività e soprattutto a tutela delle classi più deboli.

Occorrono investimenti imponenti per una nuova ricostruzione sia materiale (edilizia scolastica, pronto soccorso territoriali, edilizia popolare per rispondere ai bisogni abitativi) che intellettuale, garantendo il diritto allo studio e alla formazione in piena sicurezza e per i bisogni delle nuove generazioni, non per i profitti sempre più grondanti del sangue di lavoratori e lavoratrici.

Chiediamo di cancellare l’ASL/PCTO, innalzando l’obbligo scolastico a 18 anni per tutte/i e predisponendo attività di tutoraggio professionale nelle scuole stesse, sotto il diretto controllo del Ministero dell’Istruzione Pubblica con la finalità di una vera e certa preparazione professionale e non dell’addestramento allo scopo di spremere più possibile profitto anche negli stage.

Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Pisa

.