LOTTA DI CLASSE A COLPI DI DPCM


1° Maggio. I lavoratori in lotta in tutto il mondo sfidano Covid-19 e  repressione



Anche in provincia di Pisa aumentano i contagi – arrivati a oltre quattromila casi, con un aumento di 282 solo nella giornata di domenica – come anche i ricoveri e i decessi a causa di un virus insidioso, letale con i più  fragili. La pericolosa accelerazione delle ultime settimane aggrava le condizioni delle strutture territoriali e ospedaliere, come hanno denunciato i delegati sindacali delle RSU di Cisanello.


Si avvicina tumultuosamente il punto di rottura, se nei prossimi giorni con l’ulteriore aggravamento della situazione si satureranno i posti letto covid e – auguriamoci di no – le terapie intensive.


È evidente, e lo registriamo con allarme, che in questi mesi non sono stati adottati i provvedimenti necessari, conseguenti alle decisioni politiche assunte: i soldi stanziati, solo una parte minima dei 37 mld sottratti al Sistema Sanitario Nazionale, non sono stati evidentemente investiti nei settori fondamentali per affrontare la nuova ondata che fin dalla primavera era prevista. Mancano personale e strumenti (come i test rapidi) nel settore strategico per il contenimento del virus, cioè il servizio dei Dipartimenti di Prevenzione Territoriale delle ASL, dove invece si stanno verificando ritardi e disservizi dovuti ad una organizzazione insufficiente, anche per le deficienze della Regione, e ad un ritardo imperdonabile nel rafforzare la sanità territoriale.  


L’evidente scontro interno tra le componenti del governo sta creando una situazione di fibrillazione politica, ma anche di paralisi decisionale: il nuovo DPCM fotografa questa situazione, con un incomprensibile lockdown chirurgico sui settori della ristorazione, dello spettacolo e dei teatri, di palestre, piscine e sale giochi, che probabilmente sono tra i più controllati del Paese, piuttosto che intervenire sui trasporti pubblici potenziando e dilazionando la frequenza delle corse e la capienza massima nei veicoli e sui luoghi di lavoro riducendo l’orario (mantenendo il salario pieno).


La scelta di classe di questo provvedimento è evidente: “salvare il lavoro e la scuola” è lo slogan che viene ripetuto ossessivamente, ma le scuole si vanno riempiendo di positivi contagiati in altri ambienti (sui mezzi di trasporto innanzitutto), mentre il lavoro non viene per niente preservato, se è vero come è vero che oltre il 10% dei contagiati si manifesta tra i lavoratori di aziende in cui i protocolli non sono applicati correttamente.


Chiudere bar, ristoranti e teatri non cambierà l’andamento della curva epidemiologica, come stanno ripetendo molti esperti che, questa volta, non vengono ascoltati per assecondare la linea dura del Presidente di Confindustria Bonomi: stanno emergendo i primi segni di disperazione sociale, su cui rischiano di saldarsi progetti eversivi e criminali.


Il nuovo DPCM è dettato dagli interessi confindustriali e colpisce le componenti più fragili del lavoro, dove la precarietà è altissima e vigono contratti stagionali non garantiti. Al contempo mancano del tutto le coperture per ammortizzare la perdita di reddito di questi lavoratori: una patrimoniale e un’imposizione fiscale a tutte le aziende che hanno continuato a fare profitti sono provvedimenti più che mai urgenti, per correggere la linea politica troppo accondiscendente verso il padronato, come attestato dalla rimozione del blocco dei licenziamenti emessa con il precedente DPCM del 13 ottobre.


Non si può accettare che la Confindustria approfitti dell’epidemia per stravolgere la contrattazione nazionale o per puntare a ridurre a livelli minimi i salari. Inoltre, si colpiscono attività che non hanno responsabilità maggiori di altre nella diffusione del contagio, per coprire le inadempienze macroscopiche in settori che sono diretta responsabilità delle istituzioni pubbliche (dallo Stato alle Regioni, agli Enti Locali), innanzitutto i trasporti.


La difesa dei salari e dell’occupazione è il primo obiettivo per migliaia di lavoratori, insieme al contenimento ed il contrasto del virus.


Il nuovo Presidente della Regione Giani, assediato dagli appetiti per la spartizione degli assessorati, i Sindaci e i Presidenti delle Province si assumano le proprie responsabilità e aprano una consultazione con i sindacati e tutte le forze politiche per individuare gli strumenti più efficaci a sostenere i lavoratori colpiti dall’ultimo DPCM.

Rifondazione Comunista – Federazione di Pisa

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