Documento approvato al Comitato politico federale di Rifondazione Comunista di Pisa
1. La crisi internazionale e la “guerra globale a pezzi”
La fase storica che stiamo attraversando è segnata da una crisi profonda degli equilibri internazionali, che si manifesta attraverso una molteplicità di conflitti e tensioni che non possono più essere letti da tempo come episodi isolati. Siamo di fronte a una vera e propria “guerra globale a pezzi”, nella quale si intrecciano competizione tra potenze, crisi economiche e ridefinizione degli assetti geopolitici. In questo contesto, i principali scenari di crisi — dalla Palestina al Medio Oriente allargato, fino alle tensioni che coinvolgono paesi come il Venezuela e l’Iran — mostrano come l’asse Stati Uniti- Israele continui a esercitare una forza militare rilevantissima, ma non sia più in grado di produrre egemonia, cioè di costruire un ordine internazionale stabile e condiviso attorno a sè. Questa contraddizione tra potenza militare e crisi dell’egemonia apre una fase caratterizzata da instabilità permanente, frammentazione delle aree di influenza e crescente disordine globale. Dentro questa dinamica si colloca uno spazio politico anche per le forze anticapitaliste e di classe: uno spazio certamente limitato, segnato dai rapporti di forza esistenti, ma nel quale diventa possibile intervenire per orientare conflitti sociali e politici, ricostruendo una prospettiva alternativa.
2. Il governo Meloni e la torsione autoritaria in Italia
La situazione italiana si inserisce pienamente in questo quadro generale, combinando la crisi sistemica con una specifica evoluzione politica interna segnata dal rafforzamento delle destre e da una progressiva torsione autoritaria. Il governo guidato da Giorgia Meloni rappresenta, sotto questo profilo, un punto di avanzamento significativo di un blocco sociale e politico reazionario, che agisce contemporaneamente sul piano materiale — attraverso politiche economiche e sociali regressive — e sul piano culturale e istituzionale, restringendo gli spazi democratici e rafforzando dispositivi di controllo e repressione. Questo processo non è separabile da ciò che è avvenuto nei decenni precedenti. La crescita della destra è stata resa possibile anche dalle politiche neoliberiste che hanno segnato il paese a partire dagli anni Ottanta-Novanta, e dalle responsabilità dirette del centrosinistra nella costruzione di quel modello economico e sociale che ha prodotto precarietà, diseguaglianze e rottura della rappresentanza. Questa consapevolezza deve rimanere un punto fermo della nostra analisi e della nostra autonomia politica. Tuttavia, la fase attuale pone un problema che non può essere eluso. Il consolidamento della destra al governo, unito alla prospettiva che essa possa determinare anche i futuri equilibri istituzionali — a partire dall’elezione del Presidente della Repubblica — apre uno scenario di ulteriore avanzamento autoritario che rischia di produrre conseguenze profonde e durature sull’assetto democratico del paese. Una volta riconosciute le responsabilità delle socialdemocrazie e del centrosinistra, resta una domanda politica inaggirabile: come si ferma oggi la destra neofascista e autoritaria che governa il paese e che si espande in Europa e nel mondo? Non tra dieci anni, non dopo la costruzione ideale di un soggetto perfetto, ma qui e ora, nel quadro concreto dei rapporti di forza esistenti.
3. Un fronte costituzionale, democratico, sociale e antifascista
È a partire da questa valutazione che valutiamo positivamente il documento del comitato politico nazionale del partito che propone la costruzione di un fronte costituzionale, democratico, sociale e antifascista contro le destre. Questa proposta non implica alcuna adesione organica al centrosinistra, né l’ingresso in un campo politico indistinto. Si fonda invece su una scelta di responsabilità: utilizzare tutti gli strumenti disponibili, a partire dal voto, per impedire che la destra possa rafforzare ulteriormente il proprio potere. Si tratta di una scelta tattica, non strategica. Una scelta che non modifica il giudizio sulle politiche del centrosinistra degli ultimi 30 anni. Ma è una scelta necessaria, perché nella fase attuale non è indifferente il quadro politico dentro il quale si sviluppa il conflitto. La possibilità di contrastare un governo di centrosinistra, mantenendo piena autonomia politica e organizzativa, è radicalmente diversa dalla prospettiva di trovarsi di fronte a un blocco di potere nel quale la destra radicale e post-fascista esercita un ruolo egemone. Questa distinzione non comporta alcuna assoluzione politica del centrosinistra. Significa semplicemente riconoscere che i rapporti di forza istituzionali incidono concretamente sugli spazi di agibilità sociale, sindacale, democratica e politica. Il fronte contro le destre non può e non deve essere una semplice sommatoria elettorale, né una riedizione del centrosinistra. Deve essere, al contrario, un terreno di conflitto politico, sociale e programmatico, nel quale Rifondazione Comunista agisca con piena autonomia. L’obiettivo è spostare in avanti i rapporti di forza, imporre contenuti di rottura e collegare l’antifascismo alla questione sociale, alla pace, al lavoro, ai diritti, alla difesa della Costituzione e alla lotta contro il neoliberismo predatorio.
4. Gli spostamenti nel campo democratico e le contraddizioni da attraversare
In questa fase occorre saper leggere anche gli spostamenti contraddittori che attraversano le socialdemocrazie, il sindacato confederale e settori del campo democratico e progressista, sono solo in Italia. Il fatto che oggi forze che in passato hanno sostenuto politiche neoliberiste siano costrette, almeno su alcuni terreni, a misurarsi con parole d’ordine più avanzate — salario, diritti del lavoro, sanità pubblica, pace, Palestina, opposizione al riarmo, difesa della Costituzione — non va liquidato semplicemente come trasformismo. È anche il prodotto delle mobilitazioni sociali di questi anni. È anche una vittoria delle lotte, dei movimenti, delle piazze pacifiste, operaie, studentesche, femministe, ambientaliste e antifasciste. Naturalmente tali spostamenti sono parziali, contraddittori e insufficienti. Esistono asimmetrie evidenti tra ciò che alcuni partiti dichiarano nelle piazze e ciò che fanno nei parlamenti. Permangono ambiguità profonde sulla NATO, sul riarmo europeo, sulla Palestina, su Cuba, sull’Unione Europea e sul modello economico. Sarebbe ingenuo attendersi che il Partito Democratico o altre forze socialdemocratiche si trasformino in Rifondazione Comunista. Ma sarebbe altrettanto sbagliato non vedere che queste contraddizioni possono e devono essere ricondotte sistematicamente dentro la lotta contro il neoliberismo, contro la guerra e contro la destra. Il nostro compito non è assolvere il centrosinistra, né coprirne le responsabilità, né rinunciare alla critica. Il nostro compito è stare dentro i processi reali, incalzare le forze che oggi si collocano all’opposizione, spingere le piazze più avanti dei gruppi dirigenti. Ogni contraddizione deve essere trasformata in un terreno di iniziativa politica e di mobilitazione sociale. Per questo il CPF respinge sia il frontismo subalterno sia il settarismo testimoniale. Non possiamo scioglierci nel centrosinistra, ma non possiamo nemmeno trattare come traditori coloro che oggi sono in piazza con noi per i diritti sul lavoro, con la Palestina, contro il riarmo, contro l’autonomia differenziata, contro la torsione autoritaria dello Stato e contro il governo Meloni. Si tratta di contraddizioni interne al campo popolare e democratico, non della contraddizione principale con il blocco reazionario che oggi governa il paese.
5. Autonomia comunista, unità d’azione e rappresentanza
Rifondazione Comunista deve quindi praticare una linea di autonomia comunista e unità d’azione: autonomia piena sul piano politico, programmatico e organizzativo; unità d’azione su obiettivi concreti contro la destra, contro la guerra, contro le politiche antipopolari, contro la repressione e contro l’attacco alla democrazia costituzionale. In questo senso, la costruzione di un fronte contro le destre può rappresentare anche una condizione per riaprire spazi di agibilità politica e sociale per le forze di opposizione. Per Rifondazione Comunista questo significa anche porsi concretamente il problema della rappresentanza, dopo una lunga fase di assenza dal Parlamento che ha indebolito la nostra capacità di intervento e di radicamento, oltre che di visibilità nazionale. La possibilità di tornare nelle istituzioni non deve essere letta come un fine in sé, né come un elemento di subalternità. Deve essere intesa come uno strumento per rafforzare l’autonomia politica del partito, accrescere la sua visibilità, consolidarne le condizioni materiali e ricostruire una presenza organizzata nei luoghi del conflitto sociale. L’obiettivo deve rimanere quello di combinare presenza istituzionale e autonomia politica, evitando ogni forma di integrazione automatica nel quadro del centrosinistra e mantenendo una linea di opposizione netta alle politiche neoliberiste, anche qualora esse venissero riproposte in nuove forme con nuovi Governi. Il CPF assume dunque la costruzione di un fronte costituzionale, democratico, sociale e antifascista non come approdo strategico, ma come terreno tattico di intervento nella fase. Un terreno sul quale Rifondazione Comunista deve agire non per moderare la propria proposta, ma per renderla più efficace; non per confondersi con altri, ma per contendere l’egemonia; non per archiviare la prospettiva dell’alternativa di sistema, ma per riaprire spazi di agibilità politica e sociale contro il blocco reazionario oggi dominante.
6. Responsabilità, chiarezza strategica e rilancio del partito
La fase richiede responsabilità e chiarezza. Responsabilità nel contrastare qui e ora l’avanzata della destra neofascista e autoritaria. Chiarezza nel mantenere fermo il nostro orizzonte: la ricostruzione di una sinistra di classe, anticapitalista, pacifista, femminista, ambientalista, internazionalista. In questa contraddizione si gioca oggi la possibilità di rilanciare Rifondazione Comunista come soggetto politico autonomo, radicato, utile alle lotte e capace di intervenire nella realtà. Non per testimoniare una purezza esterna ai processi sociali, ma per attraversarli, organizzarli. Per queste ragioni il CPF impegna il Partito della Rifondazione Comunista a lavorare per le elezioni politiche nazionali alla costruzione di un fronte costituzionale, democratico, sociale e antifascista contro le destre, nelle forme che la segreteria nazionale, la direzione e il comitato politico nazionale formuleranno e proporranno passando da una necessaria consultazione della comunità politica intera di Rifondazione, in linea con il mandato congressuale nelle naturali evoluzioni che la storia ci impone.
6/maggio/2026
Documento approvato con 11 voti favorevoli e 8 contrari
