A pochi giorni dalla nomina dei nuovi vertici di RetiAmbiente, invece di aprire una riflessione sul futuro del servizio pubblico e sulla necessità di ridurre drasticamente la produzione dei rifiuti, il dibattito continua a ruotare attorno a un solo tema: come garantire il futuro dell’ossicombustore di Peccioli. Le ultime dichiarazioni del sindaco Renzo Macelloni ne sono l’ennesima conferma.
È il segno di una politica che ha smesso di interrogarsi su come ridurre i rifiuti e discute ormai soltanto di come smaltirli.
La vera domanda, che condividiamo con il mondo dell’ambientalismo e con tutte le realtà che in questi anni si sono battute per un diverso modello di gestione dei rifiuti, dovrebbe essere un’altra: come facciamo a produrre sempre meno rifiuti?
Rifondazione Comunista respinge l’idea che il futuro della Toscana debba essere costruito attorno a un grande impianto destinato a bruciare oltre centomila tonnellate di rifiuti ogni anno. Un sistema che funziona solo se continua ad arrivare una quantità enorme di rifiuti è un sistema che ha già rinunciato alla propria missione ambientale.
Una politica lungimirante non dovrebbe progettare il modo migliore per smaltire gli scarti del modello economico esistente. Dovrebbe guidare la trasformazione di quel modello, facendo diminuire progressivamente il rifiuto residuo attraverso la prevenzione, il riuso, la riparazione, la tariffazione puntuale, il vuoto a rendere, la responsabilità estesa dei produttori e il recupero di materia.
Questa è la vera economia circolare. Sono gli stessi principi richiamati dalle direttive europee e dallo stesso Piano Regionale dell’Economia Circolare della Toscana, ma che oggi rischiano di restare sullo sfondo rispetto a una pianificazione costruita soprattutto attorno al fabbisogno impiantistico.
Per questo le dichiarazioni di Macelloni ci preoccupano.
Ogni suo intervento sembra avere un unico obiettivo: garantire il futuro industriale dell’ossicombustore. A questo punto è inevitabile chiedersi se stia parlando come sindaco, chiamato a rappresentare l’interesse generale della propria comunità, oppure come promotore di un progetto industriale.
La vicenda dell’ossicombustore dimostra che il problema non è un singolo impianto. Il problema è un Piano Industriale costruito partendo dal presupposto che la Toscana continuerà inevitabilmente a produrre enormi quantità di rifiuti residui da destinare allo smaltimento finale. È un presupposto che sa di resa.
Per questo chiediamo ai Comuni soci di RetiAmbiente e alla Regione Toscana un atto di coraggio politico: il Piano Industriale deve essere ritirato e completamente riscritto. Non servono piccoli aggiustamenti o modifiche marginali. Serve un cambio radicale di impostazione.
Serve un grande Piano regionale per la riduzione della produzione dei rifiuti. Questa sì sarebbe una vera politica industriale pubblica.
Le forze politiche che governano la Regione Toscana hanno approvato un Piano Regionale dell’Economia Circolare che continua a prevedere un importante fabbisogno di impianti per il trattamento del rifiuto residuo. Oggi hanno il dovere di spiegare ai cittadini se ritengono davvero che questa sia la strada giusta o se non sia invece il momento di aprire una nuova fase.
Noi la nostra scelta l’abbiamo fatta. Pensiamo sia giunto il momento di cambiare quel modello, riducendo drasticamente la produzione di rifiuti, il consumo di risorse e la dipendenza da discariche e grandi impianti di smaltimento.
