RIFONDAZIONE COMUNISTA A FIANCO DEGLI STUDENTI CONTRO LO SFRUTTAMENTO DELL’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO

foto studenti

Le mobilitazioni di oggi segnano un’importante novità: il movimento studentesco si mobilita su scala
nazionale e con obiettivi che hanno un profilo politico significativo rispetto al conflitto di classe che pare
sopito nel nostro paese.

La morte di Lorenzo Parelli ha scoperchiato la reale situazione che centinaia di migliaia di studenti hanno
ripreso a vivere, dopo le chiusure dovute all’emergenza pandemica, con le attività di alternanza scuola-lavoro che producono una sostanziale descolarizzazione con la distorsione del diritto allo studio e
l’assoggettamento agli interessi aziendali, ai profitti privati e al culto del Mercato.

Le voci studentesche che si alzano per richiedere la fine delle attività di alternanza scuola-lavoro e PCTO
segnano il punto di non ritorno di un conflitto generazionale alimentato ad arte: il movimento studentesco
torna finalmente a descrivere i processi educativi e formativi in atto con i criteri dell’analisi di classe, e a
rigettare l’ideologia dominante che da anni si vuole fare penetrare nella scuola con le pratiche di alternanza
e PCTO.

L’addestramento al lavoro imposto dall’alternanza comprende l’accettazione del precariato e dello
sfruttamento, come se fosse l’unico modello possibile delle relazioni produttive e lavorative: è invece un
modello inaccettabile per i costi sociali e umani che, in nome della concorrenza e di un frammento di
profitto, considera la strage dei morti e degli incidenti sul lavoro come effetti collaterali accettabili, ma per
noi insopportabili.

Ci auguriamo che i giovani che tornano a scendere in piazza contro una tale distorsione del diritto allo
studio e contro la vergognosa repressione poliziesca avvenuta a Torino in occasione del corteo in memoria
di Lorenzo rappresentino l’avvio di un ampio e duraturo movimento che si estenda agli universitari e si
generalizzi collegandosi a lavoratori e lavoratrici in un nuovo potente movimento contro le politiche
neoliberiste sostenute da tutte le forze di destra e centrosinistra.

🔴 NON SI DEVE PIÙ MORIRE DI LAVORO: TANTOMENO DI SCUOLA. 28 GENNAIO INSIEME A STUDENTI E DOCENTI CONTRO L’ALTERNANZA SCUOLA-LAVORO

📌 La morte di Lorenzo Parelli a Udine ci ha colpito profondamente: un giovane avviato precocemente al lavoro, in un’azienda dove evidentemente erano assenti sia i controlli per la sicurezza che il tutor responsabile dell’attività, per fare un’esperienza di lavoro che si è rivelata fatale.

Una tragedia che si aggiunge alle centinaia di morti all’anno, con una media di circa tre-quattro morti al giorno, che funesta le famiglie del nostro Paese con una strage continua provocata dalla forsennata e insensata caccia al profitto.Anche Lorenzo è morto mentre svolgeva l’ultimo giorno di stage in un’azienda metalmeccanica in tutta insicurezza, come la stragrande maggioranza di lavoratori e lavoratrici nel nostro Paese.

Lo stage fa parte dei percorsi di Formazione Regionale chiamati Alternanza Scuola-Lavoro (poi recepita dalla legge 107 della “Cattiva Scuola”, poi mascherata con la definizione Percorsi per Competenze Trasversali e Orientamento -PCTO).

L’idea di “avviare al lavoro” con stage, tirocini, percorsi di orientamento ha due logiche complementari: da una parte quella di fornire manodopera giovane da addestrare direttamente in azienda (gratuitamente o con rimborsi ridicoli); dall’altra quella di plagiare ideologicamente i giovani mostrando loro un marcato del lavoro fondato sull’essere sempre disponibili e flessibili (per orari, mansioni, salari) e affidabili per l’azienda (niente rivendicazioni pretenziose, miglioramenti contrattuali che pesano sulla concorrenzialità, garanzie sulla sicurezza troppo costose per le aziende).

La morte di Lorenzo interroga non solo i percorsi di formazione professionale regionali (che si vorrebbero estendere dappertutto, magari reintroducendo pure le ‘gabbie salariali’), ma anche l’intero sistema dell’istruzione pubblica (che si vorrebbe spezzettare in venti sistemi regionalizzati, con l’autonomia differenziata): introdurre la logica aziendalistica del profitto e della concorrenza nelle scuole, di fatto stravolgendo il diritto costituzionale allo studio per tutte/i le/i cittadine/i è una genuflessione ormai insopportabile alla borghesia padronale che, da più di trent’anni a questa parte, ha imposto nel nostro Paese e sul piano internazionale il primato dell’economia capitalistica nella sua forma più pura e feroce del liberismo egoistico, individualista, antisociale e antipopolare.

La scuola è stata piegata alle logiche del mercato globalizzato e all’aziendalismo della concorrenza, provocando una descolarizzazione e una caduta della qualità dell’istruzione e un’esplosione di attività extracurricolari che stanno impoverendo il livello di conoscenza (e perfino di competenze) delle giovani generazioni. La stragrande maggioranza della classe politica italiana (in modo bipartisan: il Partito Democratico e il centrosinistra quanto le destre) è stata prona agli immediati interessi padronali (privi di qualsiasi lungimiranza e progettualità per la nostra società), declinati in chiave sia nazionalistica che europeista, e accettando di portare il Paese ad una rapida deindustrializzazione, smantellando non solo il sistema di istruzione pubblico, ma anche il sistema universitario e la ricerca.

L’effetto è una caduta nella collocazione della divisione internazionale della produzione e del lavoro: da potenza industriale l’Italia è ormai una semi-colonia, terreno di caccia per multinazionali e speculazione internazionale, con la svendita di impianti, territori, ambiente, lavoratori e lavoratrici.

È assolutamente necessario invertire la tendenza e restituire al lavoro, alla scuola, a università e ricerca prospettive di rinnovamento fondate sugli interessi della collettività e soprattutto a tutela delle classi più deboli.

Occorrono investimenti imponenti per una nuova ricostruzione sia materiale (edilizia scolastica, pronto soccorso territoriali, edilizia popolare per rispondere ai bisogni abitativi) che intellettuale, garantendo il diritto allo studio e alla formazione in piena sicurezza e per i bisogni delle nuove generazioni, non per i profitti sempre più grondanti del sangue di lavoratori e lavoratrici.

Chiediamo di cancellare l’ASL/PCTO, innalzando l’obbligo scolastico a 18 anni per tutte/i e predisponendo attività di tutoraggio professionale nelle scuole stesse, sotto il diretto controllo del Ministero dell’Istruzione Pubblica con la finalità di una vera e certa preparazione professionale e non dell’addestramento allo scopo di spremere più possibile profitto anche negli stage.

Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Pisa

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🔴 GRAVISSIMA E DIABOLICA LA DECISIONE DELLA REGIONE TOSCANA DI BLOCCARE LE ASSUNZIONI IN SANITÀ

Pisa, 8 gennaio 2022

Riteniamo gravissima la decisione del nuovo Direttore generale dell’assessorato alla sanità toscana, Federico Gelli, di confermare il blocco delle assunzioni, riportando i parametri del personale a quelli del 2019, non tenendo conto del tavolo di trattativa apertosi in Regione proprio sulla vicenda personale, oramai prossima al collasso, e considerando anzi un faticoso orpello la trattativa apertasi con le organizzazioni sindacali, ignorando completamente lo stato di agitazione proclamato da novembre dagli operatori del settore.

Come Partito della Rifondazione Comunista sono anni che chiediamo un piano di stabilizzazione del personale in sanità. L’emergenza Covid-19 ha, infatti, solo drammaticamente evidenziato la oramai non più rinviabile necessità, lo ribadiamo, di un nuovo piano di stabilizzazione del personale sanitario con contratti non precari ma stabili, a tempo indeterminato, nell’ottica di un potenziamento e una riqualificazione del servizio sanitario regionale, sia per quanto riguarda l’assistenza ospedaliera sia per quanto riguarda l’assistenza sul territorio.

La decisione della Giunta Regione Toscana, di cui Gelli è l’esecutore, ci appare come un pugno in faccia all’enorme impegno dei lavoratori nella gestione dell’epidemia determinata dal Covid-19, che ha affrontato in prima linea l’emergenza sanitaria mettendo quotidianamente a rischio la propria salute e vita e pagando un duro prezzo anche in termini di perdita di operatori, medici, infermieri, OSS.

Nulla è cambiato! Nonostante le promesse fatte, si ignora l’urgenza di effettuare le migliaia di assunzioni inderogabili, di mettere in sicurezza il nostro servizio sanitario, i cittadini e i lavoratori; anche adesso in cui moltissimi lavoratori della sanità sono assenti perché ammalati a causa del contagio da Covid, rischiando così la paralisi dei servizi.

Ancora una volta la sanità regionale si trova a fronteggiare una situazione gravissima, fronteggiata ormai da due anni da una schiera di sanitari, messi a dura prova, con continue sollecitazioni per rispondere alle necessità emergenti legate al Covid, oltre che a garantire le attività e servizi ordinari; continuando a minare anche la salute psicofisica del personale sottoposto a questo stress. Cosa che vediamo tutti i giorni anche nella nostra azienda sanitaria territoriale Nord Ovest e nelle strutture ospedaliere del nostro territorio, a partire dall’azienda ospedaliera di Pisa.

La perseveranza della politica, di chi governa questa Regione, la colpevole miopia dovuta a ragioni meramente economiche, come se la drammatica crisi sanitaria che abbiamo attraversato, e continuiamo a vivere, non avesse insegnato nulla, è a dir poco diabolica.

La mancanza di una seria programmazione – in questi ultimi anni, infatti, nonostante le criticità messe in luce dalla pandemia, non si è pensato ad un investimento strutturale organizzativo, in servizi e soprattutto in personale- conferma la volontà a non investire nel servizio sanitario pubblico, anzi a continuarne la destrutturazione, dirottando sempre di più risorse e attività proprie verso il privato.

Eppure, contrariamente a quanto ci è sempre stato detto, i soldi ci sono! Non per costruire inutili scatole vuote -come rischiano di essere le tanto decantate Case della Comunità che vedranno finanziamenti per il personale solo dal 2021 o la già presente figura dell’infermiere di famiglia o comunità che senza sufficiente personale dedicato non decolla seriamente- per potenziare i nostri servizi, implementare le prestazione, creare occupazione stabile.

Come Rifondazione Comunista, non solo denunciamo per l’ennesima volta la oramai tragica situazione in cui versa la sanità toscana, ma rinnoviamo la nostra solidarietà e il nostro pieno appoggio ai lavoratori della sanità pubblica, e alle loro organizzazione di rappresentanza, per tutte le azioni di lotta che saranno intraprese per il lavoro e per la tutela del servizio sanitario pubblico. Noi ci saremo.

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Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Pisa



Assunzioni Sanità: 1.049 nuovi posti in Basilicata entro il 2021

🔴 RIFONDAZIONE COMUNISTA A FIANCO DEL DELEGATO LICENZIATO DA WORSP

La notizia del licenziamento del delegato Filcams della WORSP, agenzia di vigilanza e sicurezza privata, giunge a seguito di una vertenza aperta mesi fa per l’applicazione del contratto di categoria, degli istituti contrattuali e per il riconoscimento della dignità di questi lavoratori.

La multinazionale WORSP ha risposto con azioni discriminatorie e repressive contro i lavoratori che hanno osato alzare la testa, non tollerando neppure la semplice iscrizione al sindacato e le minime richieste di applicazione del proprio contratto.Una delle cause più gravi che determinano situazioni analoghe, sen non estreme come questa, è il perdurare del codice degli appalti che rappresenta un sistema di privatizzazione dei servizi e di dequalificazione del lavoro nell’ambito delle strutture pubbliche.

Anche in questo caso, si tratta di un servizio, quello di vigilanza nell’ospedale, appaltato dalla Regione alla multinazionale in questione.

Fin quando non sarà ripensato profondamente le procedure di esternalizzazione e di affidamento a privati dei servizi in ambito pubblico, queste forme di grave prevaricazione da parte di multinazionali (e cooperative) si diffonderanno sempre di più.

Rifondazione Comunista esprime il totale appoggio al delegato sindacale della Filcams licenziato dalla WORSP e sosterremo ogni iniziativa di lotta e di solidarietà che sarà messa in campo dal sindacato e da lavoratori e lavoratrici.

Rifondazione Comunista – Federazione di Pisa

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🔴 VENERDÌ 10 DICEMBRE: SCIOPERO DELLA SCUOLA. RIFONDAZIONE COMUNISTA APPOGGIA LA MOBILITAZIONE DEL MONDO DELLA SCUOLA


Dopo le #occupazioni e le #mobilitazioni di studenti e studentesse, è la volta delle organizzazioni sindacali della scuola a lanciare una giornata di lotta per la difesa e il rilancio del sistema pubblico dell’istruzione.

Buona parte dei sindacati di categoria hanno proclamato lo sciopero nazionale della scuola: da FLC/CGIL a COBAS SCUOLA, da GILDA a SNALS, il grido di allarme per i disastri sempre più marcati della scuola pubblica è (quasi) unanime.

La carenza di organico, sia per i/le docenti che per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) non è certo risolto con le troppo poche assunzioni che coprono a malapena il turn-over; le classi-pollaio non sono state minimamente intaccate nonostante le promesse di Azzolina prima e di Bianchi ora; nel PNRR e nella Legge di Bilancio vi sono investimenti per la digitalizzazione delle scuole, ma ben poco per l’edilizia scolastica, per ampliare e mettere in sicurezza gli edifici che accolgono studenti/esse, docenti, ATA; il contratto scaduto e l’ipotesi di legare incrementi stipendiali alla “dedizione al lavoro” che ha il sapore acido di fascistica memoria; il mantenimento dei contratti Covid per docenti e ATA fino a fine anno scolastico: queste alcune delle rivendicazioni della piattaforma condivise da un largo schieramento di forze sindacali.

Rifondazione Comunista è a fianco del mondo della scuola, sia per la difesa dei diritti di lavoratori e lavoratrici e di studenti e studentesse, sua per battere il modello neoliberista e aziendalista che pervade le attività didattiche. Le ultime dichiarazioni del Ministro Bianchi sull’anticipazione del PCTO (la nuova versione dell’Alternanza Scuola-Lavoro) addirittura alla scuola primaria mostrano la delirante deriva ideologica verso lo stravolgimento definitivo del diritto allo studio in addestramento al mercato del lavoro (cioè al precariato).
Per la difesa della scuola pubblica e il diritto allo studio, sosteniamo lo sciopero e la mobilitazione della scuola venerdì 10 dicembre.

Rifondazione Comunista – Federazione di Pisa

Scuola, verso lo sciopero generale del 10 dicembre - la Repubblica

No alla privatizzazione delle Terme di Casciana. Chiediamo un serio piano industriale per un loro rilancio pubblico.

Le Terme di Casciana sono un patrimonio strategico per la nostra realtà locale e non solo. Un patrimonio che la recente conclusione del percorso di riorganizzazione societaria, seguita alla dismissione delle partecipazioni da parte della Regione Toscana, rischia di aprire ad una privatizzazione di cui non si conoscono gli esiti, temiamo infausti, visto la totale mancanza ad oggi di un serio piano industriale sul rilancio delle stesse e anzi l’incognita di una loro progressiva dismissione.

Mentre nuove e ulteriori gravi ombre si addensano sul versante lavoro che già nel tempo ha subito gravi processi di precarizzazione che sono anche alla base dello stesso sottodimensionamento dell’attività termale, sia nella parte riabilitativa sia in quella benessere, rispetto alle potenzialità che questo settore produttivo potrebbe avere. Sconcertante il fatto che il personale carente nella quantità e soprattutto nelle figure professionali stabili necessarie per il funzionamento della struttura, sia gestito concettualmente come se l’Azienda fosse un’agenzia interinale anziché un’Azienda che eroga servizi di interesse collettivo.

La società di gestione Bagni di Casciana (con un accordo sull’utilizzo degli immobili di proprietà), a questo punto di proprietà al 100% del Comune, cerca il socio privato e temiamo non solo per la parte benessere ma anche per quella sanitaria riabilitativa visto, nonostante le chiacchere, il poco interesse dimostrato in questi ultimi anni dalla stessa Regione per un implementazione della convenzione con le nostre aziende sanitarie che potrebbe rappresentare una concreta occasione di rilancio per questo settore.

Fino ad oggi sotto il profilo della promozione delle politiche aziendali, il tutto è finalizzato esclusivamente al contenimento dei costi, tralasciando e abbandonando completamente la promozione del termale sul mercato regionale, nazionale ed internazionale, ponendo di fatto la nostra struttura termale al di fuori del mercato.

Rifondazione Comunista è stata contraria alla cessione delle quote regionali, e conseguente privatizzazione, delle nostre Terme di Casciana, come pure dell’intero settore, sin dalla delibera regionale che ne prevedeva la liquidazione e continua ad esserlo oggi che il processo si è concluso e con le peggiori prospettive. La nostra ferma opposizione a questa privatizzazione è anche una delle principali ragioni per cui i nostri consiglieri sono usciti dalla maggioranza e la nostra assessora è stata estromessa, con il ritiro delle deleghe da parte del sindaco Terreni, dalla Giunta comunale.

Non vorremmo si ripetesse l’operazione “Ville Borri” che doveva portare un importante ritorno economico sul territorio; ma ben presto ci rendemmo conto che l’operazione con le modifiche al Regolamento Urbanistico per allargare il “perimetro termale”, anziché promuovere investimenti in nuove strutture commerciali e recettive, presero la strada della speculazione edilizia.

Restiamo, infatti, fermamente convinti che ci debba essere, visto anche i recenti segnali di una più complessiva ripresa del settore termale, un rilancio pubblico delle Terme di Casciana, a partire dalla parte sanitaria, impiegando immediatamente le risorse (i 600mila euro) promesse dalla Regione e attuando, di concerto con l’assessorato regionale alla sanità, un vero piano strategico della parte riabilitativa e sanitaria anche con nuovi servizi e prestazioni; pensiamo ad esempio al progetto di riabilitazione post covid sperimentata di recente.

Ribadiamo, dunque, il nostro No convinto a qualsiasi processo di privatizzazione del nostro settore termale e chiediamo al contrario un forte potenziamento pubblico a partire dalla stabilizzazione del lavoro e la fine di ogni forma di precarizzazione e sottrazione dei diritti dei lavoratori termali. Pensare di privatizzare oggi è solo Ipocrisia, guarda caso gli attori che sostengono questo percorso sono sempre gli stessi, gli stessi di “Ville Borri”.

La responsabilità è solo politica ed ha un nome ed un cognome Partito Democratico. L’occasione è quella giusta, al nuovo Amministratore Unico della Società Bagni di Casciana facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro, gli chiediamo fin da subito l’urgenza di predisporre quanto prima un piano industriale di rilancio delle attività termali, che tenga conto dei suggerimenti e le necessità dei lavoratori del settore ed il coinvolgimento di ciò che è rimasto sul territorio di coloro che operano nel settore turistico.

I Comunisti di Casciana Terme

RIFONDAZIONE COMUNISTA DELLA PROVINCIA DI PISA NON SOSTIENE LISTE NÉ CANDIDATE/I, NÉ VOTA ALLE ELEZIONI DEL CONSIGLIO PROVINCIALE

La notizia riportata da La Nazione nella cronaca del Lungomonte rispetto alla posizione di Rifondazione Comunista sulle elezioni del Consiglio Provinciale non rispecchia la scelta che il nostro partito ha fatto a livello provinciale.

La Federazione provinciale di Pisa si è infatti espressa, e comunicato pubblicamente, che non parteciperà alle votazioni di secondo livello per il Consiglio Provinciale: le motivazioni sono state già spiegate nel comunicato che abbiamo diffuso pochi giorni fa.

Di conseguenza, la decisione dei consiglieri e consigliere dei Comuni del Lungomonte di sostenere attivamente e la candidatura (peraltro degnissima) di Sondra Cerrai nella lista di centrosinistra è una scelta in netto contrasto con l’indicazione del partito a livello Federale.

Poiché di tratta di una elezione provinciale, la decisione non spetta ai singoli circoli, ma alla Federazione: gli accordi politici comunali o di zona, fondati sull’autonomia dei circoli, secondo l’attuale Statuto (che tra l’altro verrà a breve sostituito da uno nuovo che non prevederà più tale autonomia), non possono essere trasferiti al livello provinciale senza che vi sia una approvazione del Comitato Politico Federale, il quale si è espresso in maniera contraria.

Ribadiamo pertanto che la posizione della Federazione di Rifondazione Comunista è di non aderire a liste, né di sostenere candidate/i, né di partecipare alle votazioni per il rinnovo del Consiglio Provinciale che si terranno domenica 12 dicembre.

Le/i consigliere/i che faranno scelte diverse lo faranno a titolo del tutto personale, con la consapevolezza di assumersi la responsabilità di una contrapposizione alla linea decisa dal partito.

La Segreteria Provinciale del Partito della Rifondazione Comunista Federazione di Pisa

Elezioni di secondo livello per il rinnovo del Consiglio Provinciale di Pisa

Domenica 12 dicembre p.v. si terranno le elezioni per rinnovare i Consigli Provinciali, votazioni limitate a consiglieri/e eletti/e nei Consigli Comunali. Il Consiglio Provinciale dunque non esprimerà la volontà dei cittadini, ma rappresenterà gli equilibri stabiliti nei Consigli Comunali dalla legge maggioritaria con cui sono eletti.

Dopo la riforma del Titolo V della Costituzione nel 2001 e la Legge Delrio del 2014, le Province sono state trasformate in “enti di area vasta”, con competenze ridotte al minimo e i Consigli Provinciali eletti non da cittadini/e, ma dai Consiglieri/e dei Comuni.

Rifondazione Comunista si è sempre battuta contro questo scippo di democrazia e di rappresentanza per cittadine e cittadini, che non possono esprimere direttamente con il voto i propri rappresentanti nel Consiglio Provinciale.

Inoltre, cittadini e cittadine hanno votato contro la riforma costituzionale voluta da Renzi per abolire Province e Senato nel Referendum confermativo confermativo del 4 dicembre 2016: da allora Rifondazione Comunista propone il ripristino del voto popolare diretto di primo livello, con sistema proporzionale, per l’elezione dei Consigli Provinciali.

Coerentemente con questa posizione, Rifondazione Comunista rinnova la decisione, già adottata alla precedente edizione, di non partecipare in alcuna forma alle elezioni del Consiglio Provinciale: pur auspicando che chi sarà eletto/a nel prossimo CP risponda ai bisogni reali della cittadinanza (scuole, strade, trasporto pubblico locale) e si adoperi per
restituire il pieno diritto di voto a cittadini/e, invitiamo consiglieri e le consigliere eletti/e con il sostegno di RC a non aderire ad alcuna lista e a non partecipare alle votazioni.

La Segreteria Provinciale del PRC – Federazione di Pisa

È SEMPRE TEMPO DI RIVOLUZIONE

🔴 A 104 anni dalla presa del Palazzo d’Inverno, celebriamo la prima delle nostre #Rivoluzioni con filmati, scritti, un brindisi e un apericena tra compagni e compagne


🌟 La sede provinciale di via Picotti 19, Pisa, sarà aperta a partire dalle ore 17:00 per condividere questa giornata di unità con tutte le componenti comuniste che vorranno partecipare: dalle lotte di ieri a quelle di oggi! #INSORGIAMO


CONDIVIDI L’EVENTO SU FACEBOOK E INVITA TUTTI I TUOI CONTATTI –> https://www.facebook.com/events/340852617813940


Partito della Rifondazione Comunista – Federazione di Pisa
Giovani Comunisti/e Pisa



Potrebbe essere un'immagine raffigurante il seguente testo "È SEMPRE TEMPO DI RIVOLUZIONE A 104 anni dalla presa del Palazzo d'Inverno Celebriamo insieme le nostre Rivoluzioni con video, scritti e un bicchiere in compagnia DOMENICA 7 NOVEMBRE 2021 a partire dalle ore17:00 NELLA SEDE PROVINCIALE di via Picotti 19, Pisa Con la partecipazione di tutte le realtà comuniste presenti INSORGIAMO RIFONDAZIONE HANN PARTIO COMUNISTIAL Q PARTITO DELLA RIFONDAZIONE COMUNISTA- Federazione di Pisa www.rifondazionepisa.it info@rifondazionepisa.it Rifondazione Comunista Pisa"

IL VICOLO CIECO DELLA GIUNTA DI CASCIANA TERME-LARI

In queste settimane si sono addensati, ormai in maniera inestricabile, i contrasti nella Giunta del Comune di Casciana Terme-Lari guidata dal Sindaco Mirko Terreni.

In pochi giorni sono arrivati al pettine nodi programmatici e politici che erano stati evidenziati a più riprese dalla componente di sinistra in appoggio a Terreni.

Sono così maturate le dimissioni del consigliere della lista “Per una svolta in Comune” Valerio Bandini e il ritiro da parte del Sindaco delle deleghe all’Assessora ai Lavori Pubblici e alle Politiche Abitative, Marianna Bosco, “punita” per aver sollevato il problema della mancata attuazione dei punti del programma concordati e aver chiesto un confronto in Consiglio, al termine del quale avrebbe rassegnato le dimissioni qualora non fossero state garantite le condizioni per cui era entrata in Giunta.

 Le questioni fondamentali su cui è maturata la rottura con il centrosinistra (PD e PSI) sono i continui rinvii dell’attuazione del programma o nello slittamento delle priorità o della interpretazione di come attuarlo: in gioco sul territorio ci sono la costituzione di un nuovo presidio sanitario, la reinternalizzazione del trasporto pubblico locale, l’individuazione di locali più idonei per la caserma di vigili del fuoco, l’impegno per il nuovo polo scolastico a Perignano, infine il mantenimento del controllo pubblico sulle Terme di Casciana.

Su questi punti, chiari e qualificanti, si è prodotta la rottura con il Sindaco Terreni: anziché una chiarificazione e risposte a questioni nel merito, è arrivata la revoca da parte del Sindaco delle deleghe all’Assessora Bosco, segno evidente della non volontà di aprire il confronto e semmai di chiudere prima possibile l’esperienza amministrativa con la sinistra.

La rottura è dunque avvenuta su questioni fondamentali per una amministrazione comunale, che dovrebbe intercettare i bisogni sociali e materiali della cittadinanza e per cui occorre una gestione pubblica a difesa dei beni comuni, piuttosto che un lasciarsi trascinare da interessi privati i cui appetiti troppo spesso contrastano con l’interesse comune.

È questa linea di demarcazione che definisce una linea politica e un orientamento “di sinistra”, non certo le alchimie elettorali e spartitorie all’interno dei consigli comunali o di qualunque assemblea elettiva.

Il senso politico di questa vicenda è purtroppo desolante: il PD, azionista di maggioranza della Giunta Terreni a Casciana Terme-Lari, mostra in questo caso mancanza di volontà a confrontarsi con posizioni rivolte agli interessi dei settori più bisognosi della cittadinanza: un esempio di come sia fortemente restio a intraprendere indirizzi di svolta reale, rimanendo legato alle logiche imposte dal mercato.

Auspichiamo che nel Consiglio Comunale di Casciana Terme-Lari si costituisca adesso una forte opposizione a sinistra della maggioranza che incalzi la Giunta e il Sindaco sugli obiettivi che non sono stati realizzati, e soprattutto sia riferimento nelle istituzioni per quei settori sociali che necessitano di una vera prospettiva alternativa a sinistra.

Giovanni Bruno
Segretario PRC Federazione di Pisa